Oleggio, il poeta Romano Calandra torna in libreria con il suo “Come una donna Ama”

Dopo "Provare a comunicare" e "Non uso più il rasoio a lama" il gradito ritorno dello scrittore residente a Oleggio

«’Che quella “A” maiuscola, mica è un caso». Così esordisce Romano Calandra poeta classe 1940 quando lo incontriamo per parlare del suo nuovo libro di poesie titolato “Come una donna Ama” edito da Transeuropa. «Le donne Ama sono le donne pescatrici di perle giapponesi. La loro è una pesca subacquea, una pesca preziosa».

Perle preziose, appunto, viene da pensare a leggere gli ultimi componimenti di Calandra, professore in pensione, giunto alla terza pubblicazione. Una poesia elegante, raffinata e vibrante la sua, diapositive intense di sentimenti incontaminati e sofferti, vita e cambiamento. Insomma, “Come una donna Ama”, è un cofanetto squisito di attimi che, grazie alla penna di Calandra, diventano eterni e concreti.

In che modo ti piace definire la tua scrittura?

La mia scrittura è semplice, spontanea; non ricerco forme più o meno complesse e letterariamente poetiche.

Dove e come nasce questo amore per la poesia?

La mia passione per la poesia ha origini lontane, dapprima per caso poi per mio compiacimento. L’ho dapprima usata nell’adolescenza e subito dopo nella prima giovinezza, per presentarmi, data la mia naturale timidezza. Successivamente l’ho scritta come protesta contro ingiustizie, poche volte per semplice divertimento quando stavo bene, in semplicità. Molte volte per gridare la mia tristezza, l’odio, il dolore che mi tormentava. Come la mia vita, anch’essa è cambiata, si è adottata e rinnovata.

C’è qualche poeta in particolare che senti più vicino al tuo modo di concepire la poesia?

I poeti che mi hanno influenzato sono Prevert, Hikmet, Bukowski. Successivamente la Merini, Pozzi, Sarajlic.

Nei tuoi versi è forte la sensazione di vivere un amore che non ha mai la tenacia di sbocciare. Un amore, a tratti, non corrisposto. Dunque la poesia di Romano Calandra nasce dal dolore?

La pianticella ha messo radici in me quando ho avuto la fortuna di conoscere ed amare una vera poetessa successivamente morta. I miei versi adesso parlano di un amore in me sbocciato, radicato e fortificatosi. Non so che speranza abbia di essere ricambiato, ma mi è sufficiente dare a Lei sorrisi, coraggio amore, me sincero.

Marzullo diceva: “si faccia una domanda e si dia una risposta”. Ci proviamo?

Avrei voluto mi chiedessi il nome della donna che amo perchè io lo gridassi forte e tu lo pubblicassi, ma non posso che rispettare lei, la sua vita, la sua scelta, la sua privacy.

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Paolo Pavone

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