L’appello del settore vinicolo: «Aiuti dalle istituzioni, a cominciare dall’Europa»

La grandinata del mese di giugno si è lasciata alle spalle pesanti conseguenze per il settore vitivinicolo, particolarmente nella fascia collinare fra Suno e Mezzomerico. Sono bastati, infatti, pochi minuti di questa intensa precipitazione per provocare danni considerevoli alle vigne, compromettendo (in alcuni punti si ipotizza addirittura il 70-80%) la futura produzione di uno dei “bianchi” più caratteristici del nostro territorio.

«Abbiamo chiesto alla Regione lo stato di calamità per questo fenomeno – ha spiegato il sindaco di Suno Riccardo Giuliani – Staremo a vedere, anche perché i tempi per eventuali risarcimenti si prevedono piuttosto lunghi…».

Una delle aziende più danneggiate è la “Brigatti”: «La grandine ha investito in pieno la nostra vigna – ha ammesso sconsolato il titolare, Francesco Brigatti – Più di due terzi della possibile raccolta potrebbe essere andata perduta». Numeri è prematuro farli: «non possiamo assolutamente quantificare in maniera certa a quanto potrebbe ammontare il calo della produzione. Sperando nel bel tempo fino dopo Ferragosto, confidiamo di portare a maturazione le uve sopravvissute, cercando, per questa annata insomma, di salvare il salvabile. Un’ulteriore beffa che si è aggiunta al Covid, che, con il blocco della ristorazione, ci ha impedito la naturale vendita dei nostri prodotti».

 

 

Più “fortunato” Alfonso Rinaldi, titolare, sempre a Suno, dell’azienda “Costa di sera dei Tabacchei”: «La mia vigna è decentrata rispetto al paese (confina infatti con la vicina Vaprio d’Agogna) ed è stata marginalmente interessata dal maltempo. Qualche danno l’ho subito anche io, ma meno di altri. Che dire? Un anno storto, tra la pandemia che ha impedito l’organizzazione e la partecipazione a me e a tanti colleghi alle varie iniziative del settore. Cercheremo di tirare avanti, sperando in un 2021 diverso».

Insomma, i produttori di vino, soprattutto quelli medio piccoli, chiedono aiuto. Un supporto, secondo Stefano Vercelloni, vicepresidente nazionale e coordinatore di Città del vino del Piemonte e che ha recentemente guidato la delegazione novarese all’annuale appuntamento dell’associazione tenutosi in Toscana, deve arrivare dalle istituzioni, cominciando da quelle europee, attraverso «l’accesso ai fondi strutturali come Psr, Ocm vino e altri. Serve però anche una decisiva attività di programmazione e in questo frangente una associazione come la nostra deve supportare i comuni viticoli, che sono l’interlocutore principale ed istituzionale sul territorio».

Intanto la giunta regionale, su proposta dell’assessore all’Agricoltura Marco Protopapa, ha assegnato 100 mila euro di contributi complessivi per il 2020 e altrettanti per il 2021 per sostenere le spese di funzionamento, di gestione e lo svolgimento dell’attività istituzionale delle 15 Enoteche regionali dislocate in tutto il territorio piemontese e riconosciute dalla Legge regionale 37/1980

«Dalla Regione è in arrivo un aiuto finanziario alle Enoteche regionali con una continuità di due anni – spiega Protopapa – affinché possano riprendere le attività di promozione e valorizzazione dei nostri vini di qualità Doc e Docg e dei prodotti enogastronomici legati al territorio locale. Le Enoteche hanno assunto un ruolo di riferimento sul proprio territorio in diversi ambiti, e non solo rappresentano i produttori locali e i prodotti di qualità, ma rappresentano i l territorio di riferimento dal punto di vista turistico e culturale»

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