Un percorso nella Memoria in cinque tappe

Sono i luoghi che hanno accompagnato l'iniziativa Run for Mem: dal sacrificio del carabiniere Olivieri all'impegno del questore Palatucci, dai Martiri di piazza Cavour alle “pietre d'inciampo”

Run for Mem, l’iniziativa organizzata dall’Unione delle comunità ebraiche italiane in concomitanza con l’avvicinarsi della data del 27 gennaio e ospitata oggi a Novara per la sua quinta edizione, è stata accompagnata da un vero e proprio percorso cittadino della Memoria.


Luoghi in qualche modo simbolo della Resistenza e solo, ma anche di testimonianza negli anni bui delle persecuzioni razziali e della guerra sono stati suggestive tappe per non dimenticare. Si è cominciato al Monumento di piazza Martiri, dove il comandante provinciale dei Carabinieri di Novara, colonnello Antonio Renzetti, ha ricordato la figura dell’appartenente all’Arma Natale Olivieri, il carabiniere-partigiano ucciso davanti al Castello il 17 ottobre 1944.


La sosta successiva in piazza del Popolo, davanti alla sede della Polizia di Stato novarese: qui il questore Rosanna Lavezzaro ha ricordato la figura di Giovanni Palatucci, nel corso dell’ultimo conflitto mondiale funzionario dell’Ufficio immigrazione dell’allora Questura di Fiume, che si adoperò per il salvataggio di molte persone prima di essere arrestato nel settembre del 1944 e deportato a Dachau, dove morirà a pochi mesi dalla fine della guerra. Poi ancora una sosta in piazza Martiri, dove è stata deposta una corona davanti alla stele che ricorda i trucidati dell’ottobre 1944.


Sempre nel cuore della città, nella piccola ma sempre suggestiva piazza Santa Caterina da Siena, sono state collegate due “pietre d’inciampo”, i significativi manufatti a forma di sanpietrino rivestiti di ottone che ricordano una persona morta sempre in quelle tragiche circostanze. Queste prime pietre collocate in città sono dedicate ad Amadeo Jona e Giacomo Diena, due ebrei novaresi deportati ad Auschwitz nel settembre del ’43 e morti prima della fine di quell’anno.


Tappa conclusiva il quadriportico di Palazzo Bellini, sede della Fondazione Banca popolare di Novara, dove è stata ricordata la figura proprio di Diena, dipendente dell’istituto di credito cittadino. Una targa da qualche tempo collocata su una delle pareti ne traccia una breve biografia, accompagnandola con una sua fotografia: «Sappiamo che nella cultura ebraica solitamente non si usano immagini – ha detto lo storico Paolo Cirri, ricordando inoltre come proprio a Palazzo Bellini, al termine dell’ultima fase della campagna risorgimentale del 1849, si concluse il regno di Carlo Alberto, il sovrano che aveva emancipato i sudditi ebrei del regno sabaudo – ma in questo caso abbiamo voluto tramandare il ricordo non solo di un nome, mentre qualcuno avrebbe voluto trasformare l’individuo in un numero, ma anche di un volto».

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Luca Mattioli

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