I vaccini a un anno dall’inizio della pandemia, ma siamo solo al 3% della popolazione

Un anno di Covid: eccoci giunti all’ultima tappa di questo anno a ritroso, in cui La Voce ne ha ripercorso l’escalation, i momenti più duri, le perdite umane, un settore scolastico sempre in bilico fra aperture e chiusure, ma anche tanta solidarietà verso chi è in prima linea contro il virus da ormai più di 12 mesi. L’ultimo capitolo non poteva che essere dedicato ai vaccini.

Il primo Vaccin Day per gli operatori sanitari e ospiti delle Rsa
Anche Novara ha partecipato al Vaccin day europeo, lo scorso 27 dicembre con l’arrivo delle prime dosi targate Pfizer giunte all’ospedale Maggiore e all’istituto per anziani De Pagave grazie ai mezzi della protezione civile scortati dalla polizia. In tutto quel giorno sono state vaccinate circa 130 persone. Una prima tranche che avrebbe anticipato la vera e propria campagna vaccini, partita a gennaio con la somministrazione fra il personale sanitario e gli anziani ospiti delle case di riposo.

Al Maggiore si sono sottoposti anche il direttore generale dell’ospedale Mario Minola e il rettore dell’università del Piemonte Orientale Giancarlo Avanzi. Al De Pagave la prima a essere vaccinata era stata la fisioteraposta Ilaria De Marco: «Appena c’è stata la possibilità di aderire ho firmato il consenso, non ho avuto dubbi anche perché è l’unica alternativa che abbiamo: è giusto per i nostri ospiti e per il bene della comunità».

Il 3 gennaio è partita la vaccinazione nelle Rsa: alla San Michele Arcangelo di Cameri e nella alla Casa Famiglia “don Vincenzo Annichini” di Borgomanero, dove avevano ricevuto l’antidoto coloro che non hanno mai contratto il virus, che non hanno effettuato il vaccino antinfluenzale di recente e che non necessitano del tutor. Il 18 gennaio nelle 50 Rsa di tutta la provincia è stato ultimato il primo giro di somministrazioni. Il giorno prima è iniziata quella delle seconde dosi al Maggiore.

Il “caso fisioterapista”
Ma nel frattempo, a pochi giorni dalle prime inoculazioni, scoppia il “caso fisioterapista”, che con un post su Facebook aveva agitato e diviso l’opinione pubblica locale, dichiarando: «Chi fa il vaccino è contagioso, non chieda appuntamenti».

L’accordo con medici di base e farmacisti
A fine gennaio Regione Piemonte, medici di base e farmacisti firmano un accordo sui vaccini Astra Zeneca (in quei giorni non ancora approvato da Aifa), perché possano essere somministrati anche dai medici di base e dai farmacisti. Ma Federfarma fa presente che possono farlo solo i farmacisti abilitati e che «a novembre circa 120 colleghi del Quadrante hanno frequentato la prima parte del corso di farmacista vaccinatore; con la seconda ondata di pandemia sono stati costretti a sospendere».

Tutti gli step della fase 1
Il 5 febbraio viene comunicato il Piano vaccinale regionale, ovvero il calendario che illustra la chiusura della Fase1 con vaccini Pfizer e Moderna: Fase 1/a per personale sanitario regionale, ospiti ed operatori delle Rsa, chiusura prevista per il 21 febbraio; Fase 1/B coinvolge i rappresentanti delle professioni sanitarie e di quelle operanti in ambito sanitario (odontoiatri, farmacisti, veterinari, biologi, chimici, fisici, psicologi, ostetriche, tecnici di radiologia medica, di riabilitazione e prevenzione, informatori scientifici) con chiusura il 15 marzo. Ma soprattutto viene annunciata la Fase 1/C, per anziani over 80 al di fuori dalle Rsa, in partenza il 21 febbraio con un V-Day su tutto il territorio piemontese.

A inizio febbraio il Piemonte risulta “virtuoso” con oltre 121 mila vaccinati (pari al 2,8% della popolazione), ma il presidente Cirio incontra i rappresentanti di Confindustria e insieme provano a ipotizzare di acquistare 3.000 dosi di vaccino sul libero mercato: l’idea è quella di unire le forze per accelerare l’immunizzazione fra le fasce di popolazione più giovane, che avrebbero la necessità di spostarsi, per cercare di attenuare gli effetti del Covid sulle aziende e sull’economia regionale. Ipotesi per ora risultata non percorribile.

Arriva Astra Zeneca per forze dell’ordine e insegnanti
I primi a ricevere il vaccino Astra Zeneca sono gli appartenenti alle forze dell’ordine e armate, con una campagna partita l’11 febbraio. Ben presto sorge il problema della presenza di operatori ancora in attività over 55, che non potrebbero assumere quel tipo di vaccino. La Regione Piemonte, insieme ad altre realtà sul territorio nazionale, segnala il problema ad Aifa, la quale risponde che si può utilizzare anche Astra Zeneca; il che suscita perplessità nei destinatari più maturi.

Dal 17 febbraio il Comune di Novara mette a disposizione il Pala Verdi per la vaccinazione di forze dell’ordine e personale scolastico; per la seconda categoria la campagna è partita il 19 febbraio, sempre con Astra Zeneca.

L’allarme sulle dosi sprecate
Facciamo un piccolo passo indietro. Nella prima decade di febbraio il consigliere regionale novarese Domenico Rossi, vicepresidente della Commissione sanità regionale, e Daniele Valle, presidente della commissione d’indagine Covid 19 chiedono «che anche la Regione Piemonte adotti il metodo ‘panchina’ già attivato dalla Regione Lazio per evitare lo spreco di dosi di vaccino» affermano, spiegando che «ogni giorno durante i turni di vaccinazione possono esserci defezioni dell’ultimo minuto, ma quelle dosi non devono andare perse». Ad oggi la loro richiesta non ha avuto seguito.

Il punto sulla situazione attuale
Arriviamo all’attualità. Dall’inizio della campagna in Piemonte sono state inoculate 455.730 dosi (delle quali 146.312 come seconda), corrispondenti al 77,7% delle 586.770 finora disponibili (dato aggiornato al 5 marzo). Il ritmo della somministrazione supera le 10.000 iniezioni giornaliere. Ma il Piemonte ha più di 4,3 milioni di abitanti e al momento hanno già avuto anche la seconda dose solo circa il 3% dei Piemontesi, ora alle prese con l’aumento di contagi legato alla variante inglese.


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