La scuola al tempo del Covid. Dopo un anno nulla è cambiato

Dopo i primi momenti di disorientamento, le scuole cominciano a pianificare la Dad, la didattica a distanza. Il primo istituto a Novara a organizzarsi in modo digitale è stato il Fauser che il 9 marzo 2020 dà il via alla prima Dad nella storia della scuola. Nei gli stessi giorni altre scuole superiori predispongono la piattaforma: Omar, Nervi e Ipsia Bellini e Convitto Carlo Alberto. L’11 marzo l’università del Piemonte orientale chiude le proprie aule sospendendo gli esami fino al 3 aprile e mantenendo solo il calendario delle lauree.

Dopo false partenze, difficoltà del reperimento di tablet e pc per tutti, le scuole hanno dovuto affrontare il grande scoglio dell’esame di maturità. Ad aprile 2020, infatti, si aveva ancora l’illusione che qualcosa sarebbe cambiato di lì a breve e si attendeva la data del 18 maggio per capire se gli studenti sarebbero potuti tornare in presenza o no. A fine maggio, invece, con il perdurare della Dad, vengono dettate le modalità di quella che l’allora ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, aveva definito “Una maturità semplificata”, programmata a partire dal 17 giugno: niente scritto, solo colloquio orale. «Questa è la maturità dell’incertezza, altro che semplificata» avevano risposto gli studenti novaresi. Tutte le scuole di Novara comunque si organizzano con percorsi differenziati, distanziamenti, sanificazioni, mascherine e triage agli ingressi.

A metà agosto la corsa contro il tempo per la messa a norma secondo le nuove normative anti Covid: «Impossibile avere tutti gli studenti in presenza, gli spazi vanno ripensati con una nuova organizzazione» aveva dichiarato  il consigliere provinciale delegato Andrea Crivelli

Il primo settembre Novara è la prima città del Piemonte ad avere riaperto gli asili nido.

Tra agosto e settembre scoppia la polemica dei banchi a rotelle: ordinati dagli istituti ma ricevuti, nelle maggior parte dei casi, quando le scuole sono poi state costrette a chiudere nuovamente con il Dpcm del 3 novembre.

A inizio settembre, comunque, tutti i dirigenti scolastici della città sono pronti alla ripartenza: ingressi scaglionati, orari e ingressi diversificati, didattica mista. Nel frattempo la Sun mette a punto la nuova organizzazione dei trasporti per non lasciare a piedi nessuno studente.

Ancora prima dell’apertura ufficiale, la scuola primaria di Sozzago, in via sperimentale, apre le porte allo scopo di abituare alle nuove regole i propri alunni.

Il 14 settembre il tanto sospirato primo giorno di scuola in presenza dopo mesi di chiusura. Il 1 ottobre il liceo scientifico Antonelli balza agli onori della cronaca per un litigio tra la dirigente e un’insegnante: quest’ultima si era rifiutata di indossare la mascherina e la preside aveva chiamato il 112.

Il 21 ottobre, con l’aumento dei contagi, il governatore della Regione Alberto Cirio firma un’ordinanza: dal 26 ottobre le scuole secondarie di secondo grado (statali e paritarie) avebbero dovuro alternare la didattica digitale a quella in presenza, per una quota non inferiore al 50%, in tutte le classi del ciclo, a eccezione delle prime.

Il 6 novembre viene dichiarato il nuovo lockdown e tutti gli studenti, dalla seconda media in poi, tornano in didattica a distanza. La situazione rimane invariata fino al 18 gennaio quando gli studenti hanno potuto fare rientro in classe ma con didattica alternata.

A un anno di distanza, però, sappiamo che nulla è cambiato: gli alunni, almeno dalla seconda media in su, da lunedì 8 marzo saranno ancora tutti in Dad per almeno due settimane e l’esame di maturità, per il secondo anno consecutivo, resta un’incognita.


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