Trecate, il contratto di affitto era una truffa: 50enne condannato a 8 mesi

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E.C., professionista che offre spesso consulenze a cittadini stranieri accompagnandoli anche in questure di tutta Italia per il disbrigo delle loro pratiche, è stato condannato a 8 mesi di reclusione

Spesso si presentava come poliziotto dell’Ufficio immigrazione, così da rassicurare le vittime sulla bontà delle proposte loro fatte: «Vieni da me che ti trovo un posto dove andare». Una di queste persone l’aveva agganciata dal parrucchiere: le aveva fatto firmare un contratto per l’affitto di un appartamento, ricevendo dei soldi, ma successivamente era emerso che la casa era già occupata da un’altra persona, che nulla sapeva delle trattative in corso.

Un tentativo di truffa per cui E.C., professionista cinquantenne di Trecate che offre spesso consulenze a cittadini stranieri accompagnandoli anche in questure di tutta Italia per il disbrigo delle loro pratiche, è stato condannato a 8 mesi di reclusione.

L’uomo, così era stato ricostruito dai militari quattro anni fa dopo la denuncia della vittima, aveva fatto vedere a un trentenne di origine tunisina un’abitazione di via Novara a Trecate, di proprietà di una donna che, si era appreso successivamente, non aveva dato alcun incarico per l’affitto. Il nord africano, fin dal principio, aveva nutrito dei dubbi sulla serietà dell’affare e, pensando a qualche raggiro, aveva contattato i carabinieri. I militari si erano accorti subito che la documentazione era contraffatta. E così era stato organizzato un tranello: all’incontro fissato in un bar per la firma del contratto di locazione, e la consegna di 300 euro come anticipo, era entrato in azione personale dell’Arma in borghese. Il falso contratto era stato sequestrato e l’uomo era finito in manette. Poi erano stati sequestrati anche altri documenti e pratiche trovate nello studio del professionista. Si riferivano a rapporti con altri immigrati ma non erano emerse altre irregolarità.

Il truffato ha raccontato: «Ha detto di essere un poliziotto e mi ha portato a vedere la casa dopo aver telefonato a una persona. Mi è stato chiesto un acconto di 100 euro. Il giorno successivo mi è stato detto che la proprietaria, una donna di 90 anni, voleva altri 200 euro. Mi è venuto qualche dubbio quando, nei documenti che mi ha fatto firmare, la donna, pur avendo lo stesso nome e cognome, risultava nata nel 1967. “E’ la figlia della novantenne”, mi è stato comunicato in fratta e furia. Io ho chiesto consiglio a un amico e poi è stata organizzata una finta consegna dei soldi, in un bar».

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