Soldi del Novara “dirottati” su conti personali di Pavanati. E il Comune pensa a un risarcimento per “danno d’mmagine”

Primo weekend in carcere per l'ultimo presidente della “vecchia” società calcistica, nei confronti del quale la Procura ha disposto il sequestro di beni per 1,5 milioni di euro. Presa di posizione anche del sindaco Canelli: «Questa vicenda non può passare impunita. Vedremo come agire»

Primo weekend in carcere per Leonardo Pavanati, mentre il suo socio in affari Marco Bonanno si trova ai domiciliari a Napoli. Saranno stati giorni di meditazione, quelli da giovedì scorso a oggi, per l’imprenditore comasco, ultimo presidente del “vecchio” Novara Calcio, escluso nell’estate del 2021 per la prima volta nel corso della sua ultracentenaria storia dal proprio campionato di competenza. Meditazione e riflessione in attesa dell’interrogatorio di garanzia, previsto in questi giorni, dove dovrà cercare di spiegare quel suo modus operandi oltre la legalità venuto a galla in seguito alla mancata iscrizione della società azzurra al campionato di serie C.


Dodici mesi fa la Federcalcio aveva sbattuto la porta in faccia al club azzurro in quanto i suoi regolamenti non consentono alle società sportive di “annullare” eventuali debiti erariali (e il club purtroppo ne aveva) attraverso le cosiddette compensazioni per crediti dalle proprietà. Caduta la mannaia, la cosa non è finita lì. A volere vederci chiaro, dopo quella sportiva, si è mossa anche la magistratura ordinaria e dopo lunghe indagini, culminate un paio di settimane fa con perquisizioni e sequestri di documenti anche nella sede di Novarello, è scattata la misura cautelare disposta nei confronti di Pavanati e Bonanno, mentre a piede libero risultano indagati anche Maurizio Rullo, precedente proprietario del Novara, e il suo predecessore Massimo De Salvo. Se il primo è ormai uscito di scena, De Salvo risulta ancora azionista del 20% del club.


Per quanto riguarda Pavanati, i reati ipotizzati vanno appunto dalle indebite compensazioni al falso in bilancio. Sì, perché gli inquirenti avrebbero accertato che l’imprenditore, attraverso il pur sempre ingegnoso meccanismo di “società vuote”, non vantava alcun credito da “compensare”. Ma non solo: l’imprenditore avrebbe incassato dalla Federcalcio e da altri soggetti una somma di un milione e mezzo di euro mai entrata nelle casse della società calcistica, ma finita su conti personali dello stesso Pavanati. Tanto è bastato alla Procura per mettere fine a questo sistema che ha definito una “prassi consolidata”, disponendo la misura cautelare in quanto sarebbe esistito il “pericolo di reiterazione” e il sequestro di beni personali per lo stesso valore.


Intanto, nelle ultime ore si è registrata anche una presa di posizione da parte dell’amministrazione comunale. Se giovedì, subito dopo che si era diffusa la notizia dell’arresto di Pavanati, l’assessore allo Sport Ivan De Grandis (il sindaco Alessandro Canelli, colpito la settimana precedente dalla scomparsa del padre, si era concesso qualche giorno di riposo) aveva parlato unicamente della concessione dello stadio al “nuovo” Novara grazie a una delibera di Giunta appena approvata, ora il primo cittadino ha anticipato che Palazzo Cabrino starebbe valutando l’ipotesi di costituirsi parte civile in un futuro processo: «La città ha subito un danno alla sua immagine e questa vicenda non può rimanere impunita. Vedremo come agire insieme all’avvocatura del Comune».

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Luca Mattioli

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