Rsa, sotto la lente le strutture di Novara e Ovest Ticino

Prime due riunioni ieri della cabina di regia, coordinata da Provincia e Prefettura, per la gestione dell’emergenza nelle Rsa del territorio. Sotto la lente, nella prima giornata, la situazione nelle strutture dell’Ovest Ticino e del Basso Novarese alla mattina e, al pomeriggio, quelle della città di Novara. «Dall’analisi dei dati – dice Paolo Del Vecchio della Cgil Fp – emerge che alcune strutture o non hanno avuto problemi, o ne hanno avuti pochi. Delle 16 case di riposo (tra Novara e distretto Sud dell’Asl, che comprende anche l’Ovest Ticino, ndr)  cinque sono risultate avere criticità (sia per quanto riguarda gli utenti che gli operatori), sei sono risultate globalmente e complessivamente negative, con nessuna urgenza e al massimo un positivo, mentre per le restanti altre cinque strutture si attende l’esito dei tamponi che sono già stati effettuati».

 

 

Quel che invece emerge, come criticità omogenea è «il reperimento del personale, a causa della quarantena degli operatori risultati positivi, e, tra questi, in modo particolare per quello infermieristico».

Tra le questioni poste sul tavolo dalle organizzazioni sindacali, oltre alla necessità di una maggior fornitura di dispositivi di protezione individuale, anche l’allargamento dei tamponi alle figure ausiliarie come addetti alle pulizie, alla cucina o il personale amministrativo e agli addetti degli altri servizi assistenziali (comunità e i servizi domiciliari). «Richieste che – dice Del Vecchio – ci sono state garantite, come la partenza della procedura sierologica per uno screening di massa».

Ma, aggiunge «abbiamo sottoposto alla cabina di regia anche la necessità di un ragionamento più ampio che deve coinvolgere la Regione per il modello di gestione delle case di riposo. Noi della Fp Cgil sosteniamo che, visto che gli utenti sono ospitati in quelle strutture che nei fatti diventano mini ospedali Covid a bassa soglia, la Regione debba farsi carico di un aumento di costi sanitari, con personale sanitario e che occorra aumentare gli standard operativi di personale per gestire concretamente la situazione».

Un’altra questione sul tappeto, già sollevata nei giorni scorsi da Mattia Rago della Fisascat Cisl, è quella dell’apertura della procedura di infortunio, e non di malattia, per gli operatori risultati positivi al Covid 19 che di fatto presenta ancora problemi.

Per quanto riguarda la carenza di personale infermieristico «A nostro avviso – aggiunge Del Vecchio – bisognerebbe verificare se esistono possibilità con le forze armate o con la  protezione civile, o chiedere l’intervento diretto dell’ Asl che ha la responsabilità di garantire interventi sanitari nel territorio. A fronte di un’emergenza credo che l’Asl debba recuperare e dirottare personale. In aggiunta a questo, potenziamento Usca, potenziamento infermieristico e medico specializzato, laddove sia necessario, nelle case di riposo».

«Quello che unitariamente chiediamo è che  questa cabina di regia dia delle risposte, perché ne hanno diritto sia gli utenti che gli operatori che fino ad ora hanno dato, in maniera encomiabile, tutta la disponibilità possibile».

 

 

 

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