Cronaca In provincia

Romagnano Sesia, un ponte di barche o riutilizzare quello della ferrovia?

Due le ipotesi annunciate dal presidente della Provincia Federico Binatti, che ribadisce: «Il ponte era sicuro». Da martedì mattina una ditta di Borgomanero è al lavoro per rimuovere i detriti

La realizzazione con il concorso del Genio militare, di un ponte di barche sulla Sesia o l’utilizzo di quello ferroviario in ferro della linea Santhià – Arona (nell’immagine in una cartolina d’epoca del 1930), chiusa al traffico ormai dal 2012. Sono due delle suggestive ipotesi annunciate dal presidente della Provincia di Novara Federico Binatti come soluzione d’emergenza per il ripristino della circolazione fra il Novarese e il Vercellese dopo il crollo del ponte di Romagnano Sesia avvenuto sabato 3 ottobre.

«Per la seconda soluzione – ha spiegato – la consigliera delegata Marzia Vicenzi ha già effettuato un primo sopralluogo con i nostri tecnici e quelli della Regione. Chiaramente occorrerà procedere all’asfaltatura del manufatto. Dal punto di vista tecnico la cosa è fattibile, con l’unica limitazione che non potranno transitare mezzi del peso superiore ai 3,5 quintali».

 

Il ponte ferroviario di ferro di Romagnano Sesia è sempre stato uno dei simboli della linea Santhià – Arona e vanto della nostra ingegneria di inizio Novecento alla pari con la galleria di Gattico. Costruito in concomitanza con l’apertura al traffico di questa ferrovia. Danneggiato in occasione di un’alluvione nel novembre del 1968, venne ricostruito dal Genio Ferrovieri e riaperto al transito nel gennaio 1970.

Sta intanto rientrando nella normalità l’erogazione dell’elettricità, come la copertura della “rete”: «Dalla giornata di domenica Enel ha fornito un generatore, come da lunedì mattina i tecnici della fibra hanno lavorato per riportare a Romagnano Sesia internet, ormai indispensabile per tutti».

Una delle preoccupazioni maggiori rimane però quella legata ai detriti presenti nella zona del crollo, con il pericolo che si possa verificare nel letto del fiume un “effetto diga”, con tracimazione delle acque all’interno del paese. Per questo è stata adottata una misura straordinaria di emergenza che ha consentito alla ditta “Neocos” di Borgomanero di iniziare subito le operazioni di rimozione dei detriti e di messa in sicurezza. Sul fronte del risarcimento danni, invece, tutti i Comuni interessati sono stati forniti degli strumenti necessari per inoltrare le opportune richieste sia per quanto riguarda il pubblico che il privato: «Le domande – ha precisato Binatti – dovranno essere redatte in duplice copia (da far pervenire alla Regione e alla Provincia, ndr) accompagnate da documentazioni fotografiche. I danni sono stati enormi. Occorre tenere presente che solo la ricostruzione del ponte crollato si parla di 15 – 20 milioni di euro; solo a Pogno si parla di un altro milione.

Tornando al ponte crollato, una domanda sorge spontanea: considerando che il manufatto è stato inaugurato nel 2009, si può affermare che si è davvero trattato unicamente di un evento eccezionale? «E’ quello che i tecnici stanno verificando – ha telegraficamente risposto il presidente della Provincia – Il ponte era comunque ritenuto sicuro».

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