Restituito al Vescovo un quadro dell’Abbiati rubato 30 anni fa

Riconsegnato dai carabinieri per la tutela del Patrimonio culturale di Monza al termine di un'indagine partita nel 2010

Restituito al Vescovo un quadro dell’Abbiati rubato 30 anni fa. Il Cristo a mezzo busto del XVII secolo è stato riconsegnato questa mattina (7 settembre) a Monsignor Franco Giulio Brambilla dai carabinieri per la tutela del Patrimonio culturale di Monza, al termine di un’indagine partita nel 2010. Si tratta di una porzione di una grande pala (1,60 x 2,40 metri) raffigurante la Resurrezione, che era stata sottratta dalla chiesa di San Martino in Vignone, nel Vco, nel maggio del 1990.

Il quadro era stato recuperato durante un’indagine che aveva portato i militari del nucleo Tcp di Monza fino in Svizzera. La tela era in possesso di un privato residente in Lombardia. «I ricettatori purtroppo usano spesso tagliare le pale di grandi dimensioni per motivi sia di praticità sia economici», ha spiegato il Tenente Colonnello Francesco Provenza, comandante del nucleo monzese, confermando che del resto della pala se ne sono ormai perse le tracce.

Il passo successivo al recupero è consistito in un lungo lavoro di studio per accertarne la provenienza. Inizialmente attribuito a Guido Reni, il quadro ha poi svelato il suo vero autore. «Sul retro abbiamo trovato un’iscrizione, quasi certamente apposta dai ricettatori dopo il taglio – ha spiegato il tenente colonnello Provenza – che lo attribuiva a Filippo Abbiati, pittore vissuto fra il 1600 e il 1700». Da lì è partito un lavoro di indagine e approfondimento congiunto, che ha coinvolto anche le Soprintendenze di Lombardia e Piemonte, oltre all’Ufficio beni culturali della Diocesi di Novara. «Solo grazie alle preziose informazioni raccolte nella banca dati ecclesiale – ha sottolineato Provenza – è stato possibile ricostruire la storia della tela e arrivare oggi alla restituzione, dopo così tanti anni».

Banca dati istituita nel 2014 da un accordo sottoscritto fra il Ministero dei beni culturali e la Cei. Tuttavia la pala dell’Abbiati «era già censita, perché era stata resturata negli Anni ’70 – ha precisato il direttore dell’Ufficio diocesano per i Beni Culturali Ecclesiastici Paolo Mira – Si tratta di una tela commissionata dal vescovo Bescapè al pittore della scuola emiliana, che ha realizzato una trentina di grandi telari. Di questi 8 si trovano nella Sala della Maddalena e altri nel Palazzo vescovile».

Monsignor Brambilla, in riferimento al furto del ’90, ha parlato di una «terribile sparizione di una splendida tela, di cui si è salvato solo il Cristo. Ringrazio i carabinieri e tutti coloro i quali hanno lavorato per arrivare a questo risultato. Ora ci attiveremo per riportarla nella chiesa di San Martino in Vignone, dove nel frattempo è stata aumentata la sicurezza. La custodia e la protezione del nostro patrimonio artistico è un’impresa enorme – ha ammesso – La Diocesi di Novara conta 3.500 chiese per un totale stimato di circa 450.000 opere d’arte. Al momento ne sono state catalogate 110.000, ciascuna con una propria scheda e corredate da un archivio di circa 250.000 immagini. Si tratta di un lavoro lungo, che necessita anche di molti fondi».

Per il vescovo Brambilla si tratta della terza restituzione dal suo insediamento a Novara. In particolare ha citato una tela del Guercino «dedicata a San Francesco e sottratta dalla chiesa di Campello Monti, che era stata divisa in due e successivamente ricomposta. Ora è in mostra fino a Natale a Domodossola».

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