Novara corre in rosa: quasi 2.500 euro per il progetto Casa serena di Liberazione e speranza

E' la somma raccolta in occasione della manifestazione sportiva tenutasi lo scorso 5 marzo. Questa mattina in Municipio la simbolica consegna dell'assegno

Quasi 2.500 euro (per l’esattezza 2.345…). E’ la somma raccolta lo scorso 5 marzo in occasione della manifestazione sportiva “Novara corre in rosa”. Questa mattina, giovedì 7 marzo, in Municipio la consegna simbolica dell’assegno intestato alla Fondazione comunità novarese che lo metterà a disposizione della Onlus Liberazione e speranza per il progetto Case serene, a sostegno di donne vittime di violenza.


Un’iniziativa non solo sportiva, giunta quasi in concomitanza con la Giornata internazionale della donna, ha ricordato l’assessore allo Sport del Comune Ivan De Grandis, «promossa da un’associazione come Nonnoboi, da sempre impegnata sul territorio in attività benefiche. Nell’occasione abbiamo voluto sostenere un progetto Case serene di Liberazione e speranza attraverso la Fondazione Comunità Novarese, da tempo a lei vicina».


«Abbiamo accolto fin da subito questo tipo di progettualità – ha aggiunto la consigliera provinciale Annaclara Iodice a nome dell’amministrazione di Palazzo Natta, che alla pari del Comune ha patrocinato l’iniziativa – Ci è sembrato un buon inizio dopo troppo tempo di chiusura. Questo evento ha avuto una partecipazione entusiasmante e siamo molto soddisfatti del titpo di rete che siamo stati in grado di costruire. Sicuramente lo considereremo un progetto-pilota per il futuro».

«Per me è stata una grossa sorpresa – ha detto Elia, presidente della Onlus destinataria della somma raccolta – La città ha voluto abbracciare una problematica così importante e delicata. La giornata dello scorso 5 marzo è stata molto emozionante per molte cose, compresa la presenza di tante bandiere dell’Ucraina. E’ stato un grande evento, forse il primo dopo il lockdown, che però ha visto la partecipazione sentita di tante persone, anche le stesse donne vittime di violenza. Mi è sembrata una proposta pubblica ma al tempo stesso delicata, con una riservatezza che ha unito lo sport al sociale. Io posso solo ringraziare le istituzioni che ci hanno sostenuto e che ci sostengono, oltre a quella società civile che ha dato un segnale di grande calore».


«Il nostro ruolo – ha ricordato Gianluca Vacchini, segretario della Fondazione comunità novarese, da tempo partner di Liberazione e speranza – quello con il quale finalmente la gente ci identifica, è di essere una piattaforma dove si raccolgono le donazioni della comunità locale a favore dei progetti realizzati dai “vicini”, grandi e piccoli. Case serene non sarà fra quelli più grandi come impatto economico, ma riveste profondi significati dal punto di vista sociale e civile». Altri ringraziamenti sono giunti dal presidente del Novara FC Massimo Ferranti, altro partner, «per essere stati coinvolti in questa iniziativa», mentre per la parte organizzativa e tecnica, al presidente di Nonnoboi, Roberto Sarli: «Noi abbiamo messo le braccia, ma se non ci sono le persone giuste non basta. Per il futuro mi auguro che ci voglia sempre meno bisogno di queste forme di aiuto, perché vorrebbe dire che le cose stanno andando per il meglio».


«Toccando con mano e vedendo l’attività quotidiana svolta da Liberazione e speranza – ha chiosato il sindaco Alessandro Canelli – si può comprendere il dramma vissuto da queste donne. Penso che sia veramente fondamentale che la comunità non solo doni, ma prenda sempre consapevolezza di questo problema. Grazie a una corsa, un momento sportivo e di gioia e al di là della cifra raccolta, è stato importante il messaggio che è passato. Perché bisogna sempre tenere alta l’attenzione su questo genere di problematiche».

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Luca Mattioli

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