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Minorenne confidò gli abusi in una chat anonima: amico di famiglia condannato a 5 anni

Gli abusi sono stati commessi tra il 2015 e il 2018. Vittima una studentessa delle scuole superiori, ora maggiorenne. La condanna in Appello

Per timore e vergogna non aveva mai raccontato nulla ai genitori, forse perché il responsabile degli abusi era un amico di famiglia. Si era rinvolta invece a una chat anonima su un portale di psicologia, con personale specializzato nell’ascolto delle vittime di abusi. Una storia di violenza su minore per la quale M.M., 44enne residente nel Cusio, è stato condannato a 5 anni di reclusione in Corte d’Appello, con uno sconto di pena rispetto agli 8 anni inflitti in primo grado a Novara nel 2021. Era stato identificato dalla Squadra Mobile di Novara dopo che gli psicologi del sito avevano segnalato alla polizia la preoccupante vicenda raccontata dalla vittima, una studentessa delle scuole superiori, ora maggiorenne, che ha ottenuto una provvisionale di risarcimento danni da 10 mila euro.

Al centro del processo, abusi commessi fra il 2015 e il 2018, in particolare in due paesi fra il Borgomanerese e il lago d’Orta. Per liberarsi di quel peso la ragazza si era nascosta dietro al monitor del pc e aveva raccontato il suo disagio: «Sono costretta a fare sesso con un adulto. E, se mi rifiuto, subisco forti pressioni». I professionisti aveva cercato di capire qualcosa in più di quelle confidenze, ma la ragazzina, di fronte alle domande incalzanti, era finita per sparire timorosa che venisse tutto allo scoperto. Non aveva fornito alcuna indicazione per essere rintracciata e aiutata. 

Da qui era però partito il lavoro della polizia di Novara: grazie agli esperti informatici della Questura, la studentessa era stata rintracciata e ha poi ripercorso gli anni di violenza nell’aula per le audizioni protette. Nel suo racconto dettagliato ha parlato di minacce, molestie e abusi sessuali pesanti, in diversi luoghi in cui l’amico di famiglia l’accompagnava.

L’uomo ha sempre negato gli addebiti. E’ probabile il ricorso in Cassazione.

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Redazione

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