Mercato coperto, da domani i generi vari nell’altro controviale di via XX Settembre

Un’ulteriore buona notizia per gli operatori di generi vari del Mercato coperto. Da domani, sabato 19 settembre e per tutto il periodo dell’ordinanza emessa la scorsa settimana dal sindaco Alessandro Canelli, i commercianti interessati dal provvedimento potranno allestire il loro spazio di vendita nell’area originariamente prevista dall’Amministrazione, ossia in via XX Settembre lungo il controviale (quello indicato come “lato Posta”) che per chi proviene da via Biglieri sale verso il centro. Completati quasi a tempo di record i lavori di sistemazione di una zona interdetta per il cedimento di un cunicolo risalente all’epoca della dominazione spagnola (intervento che ha tra l’altro reso necessario l’abbattimento di due piante), i tecnici del Comune e i colleghi di Acqua Novara.Vco, una volta chiuso il cantiere, hanno provveduto alla messa in sicurezza e alla riasfaltatura, riaprendola di fatto al suo completo utilizzo.

 

«Ringrazio ancora una volta i nostri addetti, così come Acqua Novara.Vco, a cominciare dal suo a.d. Daniele Barbone – commenta con soddisfazione l’assessore al Commercio Elisabetta Franzoni – per il quanto fatto in soli cinque giorni. Avevamo promesso una soluzione per gli addetti del Mercato coperto e che avremmo fatto l’impossibile per dar loro una mano. Ci siamo riusciti, nonostante la sfortuna di questo ultimo intoppo».

E soddisfatti sono anche gli operatori, il cui “esilio” nel controviale dirimpettaio (che dalla Barriera Albertina scende verso largo Don Minzoni) è durato una sola giornata, quella di sabato scorso, come si vede nell’immagine. A nome di tutti è Maura Mazzone a parlare: «Siamo ovviamente contenti e ora contiamo di sfruttare questa opportunità. Come sono andate le cose? E’ presto per dirlo dopo l’esperienza di un solo giorno, però indubbiamente via XX Settembre è una strada con un forte passaggio. Confidiamo nella clemenza del tempo affinché la nostra attività possa proseguire nelle migliori condizioni possibili. Noi del resto chiedevamo unicamente di darci la possibilità di lavorare».

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