La prima volta che… il Covid ci ha cambiato la vita

La prima volta che le scuole, università e luoghi di aggregazione hanno chiuso era il 23 febbraio 2020. La prima volta che lo sport si è fermato era il 24 febbraio e lo stesso giorno il vescovo, per la prima volta, ha sospeso messe e funerali.

Era il 25 febbraio quando per la prima volta abbiamo sentito parlare di misure restrittive e abbiamo visto una tenda da campo montata all’ingresso del pronto soccorso. Il 26 febbraio per la prima volta il consiglio comunale si è riunito e in Piemonte è stato registrato il primo caso di Covid.

Quante volte, per la prima volta, esattamente un anno fa ci siamo sentiti dire qualcosa che non avevamo mai sentito prima? Gli ultimi giorni di febbraio e i primi di marzo sono stati decisivi, ma noi ancora non lo sapevamo. È stato il museo di Oleggio che per la prima volta, dopoo aver chiuso i battenti, è entrato nelle case con un video. Era il 1 marzo 2020.

La prima volta che la Regione ha firmato il decreto per la chisura delle scuole e dopo aver fatto il punto sulla situazione, che allora non era ancora considerata pandemica, chiedeva ai medici viene di non usare le mascherine (tranne che per i casi considerati sospetti) per evitare di diffondere il panico.

 

 

La prima volta che abbiamo sentito parlare di dad, didattica a distanza, era il 5 marzo con un duro scontro tra sindacati e scuole; lo stesso giorno l’ospedale di Novara e l’Asl hanno sospeso tutto ciò che non era considerato urgente. È sempre del 5 marzo la prima laureata on line, residente a Bellinzago.

Il 6 marzo la polizia locale è intervenuta in una palestra privata che non rispettava le distanze di sicurezza e il 9 marzo gli studenti del Fauser sono stati i primi a seguire le lezioni a distanza.

La prima persona nota contagiata in città è stato il patron del Novara calcio, Maurizio Rullo, il secondo il presidente della Regione Alberto Cirio. Era l’8 marzo, lo stesso giorno in cui per la prima volta abbiamo sentito parlare di zona rossa. La prima vittima accertata di Covid sul territorio risale al 9 marzo: un uomo di 81 anni di Cavallirio.

Da quel giorno un’escalation di prime volte lunga un anno: la preghiera con il vescovo in diretta streaming, la chiusura dell’ospedale ai visitatori, degli sportelli degli uffici pubblici, del cimitero e del tribunale la stagione on line del Teatro Coccia, il primo decesso per Coronavirus all’ospedale Maggiore e la trasformazione del reparto di ortopedia in spazio Covid, la prima diretta Facebook del sindaco Canelli, la prima raccolta fondi delle principali fondazioni novaresi

E poi il 12 marzo, la prima volta in cui l’Italia ha chiuso tutto e per la prima volta abbiamo fatto la coda davanti ai supermercati. La prima volta in cui abbiamo visto l’esercito in città e ai confini con la Lombardia. Il 13 marzo la comunità cinese in Piemonte ha donato 100 mila mascherine e per la prima volta abbiamo capito che avremmo dovuto indossarla sempre.

Il 14 marzo per la prima volta una persona è stata multata perchè fuori Comune senza giustificazione e il 15 per la prima volta anche a Novara i balconi di via Perazzi si sono trasformati in piccoli palcoscenici. Per la prima volta è anche stata sospesa la raccolta differenziata per le persone positive.

Trecate è stata la prima ad accogliere i feretri provenienti da Bergamo: era il 19 marzo. Due giorni dopo la terapia intensiva dell’ospedale Maggiore era al completo. Il 25 marzo per la prima volta i sindacati hanno lanciato l’allarme Covid nelle case di riposo tanto che il 28 sono iniziati  i tamponi a tappero; il 26 sono stati registrati al Maggiore i primi due parti di donne positive al Coronavirus.

Il 31 marzo la Regione ha creato la piattaforma informatica per la gestione della pandemia. Ad aprile sono state sospese Comunioni e Cresime e il consiglio comunale per la prima volta si è riunito in streaming. Per la prima volta non abbiamo festggiato la Pasqua e il 25 Aprile.

Il 4 maggio la prima riapertura e per la prima volta abbiamo rivisto un po’ di luce: sono iniziati i test sierologici, la situazone nelle case di riposo ha cominciato a migliorare, i mezzi pubblici hanno ricominciato a circolare, hanno riaperto i mercati, i centri estivi e l’estate anziani ma in modalità contingentata. Le sagre e le feste di paese sono state sospese, i luoghi della cultura dimenticati.

Un’estate che tutti abbiamo sperato fosse la fine del virus e che, invece, è stata solo una pausa per un autunno e un inverno in cui abbiamo, anche solo in parte, rivissuto quello che avevamo già passato per la prima volta.


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