Fanghi tossici, Marnati: «No metalli pesanti ad Agrate. Il fertilizzante lo produrremo in Piemonte»

L'assessore regionale all'Ambiente, direttore generale di Arpa Piemonte, ha eseguito un sopralluogo nei campi di coltivazione dove sono stati depositati fanghi contamati

Nella mattinata di martedì 1 giugno, l’assessore regionale all’Ambiente Matteo Marnati e il direttore generale di Arpa Piemonte, Angelo Robotto, hanno eseguito un sopralluogo ad Agrate Conturbia dove, secondo quanto accertato da un’inchiesta dei carabinieri forestali di Brescia, sono stati depositati nei campi di coltivazione dei fanghi tossici.

«Un atto dovuto fare un meeting con Arpa – ha detto Marnati – che ha già verificato se ci fossero situazioni fuori limite: non ci sono metalli pesanti in questa zona e il sindaco dice che non ci sono problemi di cattivo odore. Nonostante questo, Aroa è disponibile a ripetere ulteriori approfondimenti e carotaggi nelle aree interessate e in base ai risultati, se sarà necessario, prenderemo provvedimenti. È giusto rassicurare la popolazione».

Secondo quanto appurato dai carabinieri, una società bresciana operante nel settore del recupero di rifiuti, la Wte srl, avrebbe ritirato i fanghi prodotti da numerosi impianti pubblici e privati di depurazione delle acque reflue urbane e industriali, da trattare mediante un procedimento che ne garantisse l’igienizzazione e la trasformazione in sostanze fertilizzanti. Per massimizzare i profitti, invece, la ditta avrebbe omesso di sottoporre i fanghi contaminati al trattamento previsto e aggiunto ulteriori inquinanti come l’acido solforico derivante dal recupero di batterie esauste.

L’indagine ha portato alla scoperta di profitti illeciti per oltre per oltre 12 milioni di euro, 150 mila tonnellate di fanghi contaminati da metalli pesanti, idrocarburi e altre sostanze inquinanti, che venivano spacciati per fertilizzanti, e 3.000 ettari di terreni agricoli su cui smaltirli dislocati in mezza pianura padana. I fatti risalgono al periodo tra gennaio 2018 e agosto 2019.

La ditta, infatti, ometteva di sottoporre i fanghi contaminati al trattamento previsto e anzi vi aggiungeva ulteriori inquinanti come l’acido solforico derivante dal recupero di batterie esauste. Infine, per disfarsi di tali rifiuti e poter continuare il proprio ciclo produttivo fraudolento, li classificava come “gessi di defecazione” e li smaltiva su terreni destinati a coltivazioni agricole situati anche nelle province di Novara e Vercelli, oltre che nei terreni di Brescia, Mantova, Cremona, Milano, Pavia, Lodi, Como, Varese, Verona e Piacenza, retribuendo a questo scopo sei compiacenti aziende di lavorazioni rurali conto terzi, cinque bresciane e una cremonese.

«Il problema dei fanghi cerchiamo di risolverlo già da qualche anno – ha proseguito Marnati -. Ora, attraverso il Recovery, abbiamo chiesto 150 milioni di euro per costruire una rete di potenziamento di tre pool in Piemonte, uno di provincia di Novara vicino al depuratore, allo scopo di smaltire i fanghi. Il Piemonte ne produce 50 mila tonnellate all’anno: una parte sarà utilizzata in agricoltura, un’altra recuperata a scopo energetico come combustibile. Un lavoro che abbiamo svolto con il politecnico di Torino. In questo modo diventeremo indipendenti senza più bisogno di importare il fertilizzante».

Quindici le persone indagate (tra i quali figurano due soggetti recidivi, già condannati dal Tribunale di Milano per reato analogo) insieme a Giuseppe Giustacchini, amministratore delegato e direttore tecnico della Wte. Oltre a dipendenti e collaboratori della Wte c’è Luigi Mille, direttore generale dell’Aipo (l’autorità interregionale per il fiume Po) accusato di influenze illecite: avrebbe fatto da mediatore fra Giustacchini e alcuni rappresentanti istituzionali. Il gip ha respinto le 8 misure cautelari chieste dalla procura.

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