Cronaca

«Alcune grosse cooperative sociali chiedono lo stato di crisi»

L'emergenza sanitaria ha comportato problematiche di tipo economico per alcune cooperative sociali. Del Vecchio (Fp Cgil): «Ferme restando le difficoltà, se oggettive, non vorremmo che si utilizzasse questo strumento per far ricadere tutto sui lavoratori»

«Non neghiamo che l’emergenza sanitaria abbia sollevato alcune problematiche e ci sia stato un problema in termini di fatturato – dice Paolo Del Vecchio Cgil Fp Novara Vco – Ma vorremmo che non si utilizzasse lo stratagemma dello stato di crisi per non applicare il contratto nazionale o chiedere il contributo dei soci lavoratori. In particolare l’elemento che contestiamo è l’ aumento delle quote sociali, che in alcuni casi possono arrivare anche a decuplicarsi; nei fatti è come chiedere ai lavoratori di pagarsi una parte dell’intero aumento contrattuale previsto, e di non pagare l’ultima tranche prevista per settembre. Si parla di lavoratori che in parte sono stati in cassa nel periodo Covid e quindi hanno percepito bassissime retribuzioni, oppure di lavoratori che hanno lavorato durante l’emergenza sanitaria e magari si sono anche ammalati».

 

 

«Il sindacato – aggiunge – chiede che le cooperative si rivolgano agli Enti pubblici per il riconoscimento del ruolo pubblico svolto con le loro mansioni, come peraltro nel Novarese facciamo inserire nei capitolati d’appalto; o magari pescare, visto che si sta parlando di grandi cooperative, nelle riserve».

La richiesta dello stato di crisi è consentita dalla normativa, «anche se occorre l’approvazione – sottolinea Del Vecchio – dei soci lavoratori», «ma perché scaricare i problemi sull’anello più debole della catena – aggiunge il sindacalista – cioè i soci lavoratori? Nel periodo dell’emergenza Covid le case di riposo hanno comunque lavorato, i servizi scolastici sono proseguiti, seppur in parte e con alcune difficoltà, con la didattica a distanza, e i lavoratori, per il periodo di non lavoro, sono stati pagati con la cassa integrazione. Vero è che hanno avuto difficoltà, meno entrate, ma anche meno uscite».

«L’ordinamento giuridico del nostro Paese – dicono i segretari regionali di categoria delle sigle sindacali – consente ai soci di una cooperativa di individuare, nell’ambito di una dichiarazione di stato di crisi “forme di apporto anche economico da parte dei soci lavoratori alla soluzione della crisi”».

«Chiediamo un confronto sindacale urgente sulla problematica evidenziata – aggiungono i segretari regionali di categoria – Invitiamo i consigli di amministrazione delle cooperative a trovare altre forme di copertura che non siano esclusivamente a carico dei soci lavoratori, socializzando il rischio di impresa per gestire la crisi. Occorre mettere in campo, di concerto con le organizzazioni sindacali, tutte le iniziative possibili, anche di protesta, nei confronti della committenza rivendicando il giusto diritto ad avere ridefinite le tariffe dei servizi in relazione all’aumentato costo del lavoro, valorizzando i lavoratori senza penalizzarli economicamente soprattutto in un periodo in cui i sacrifici, da tutti i punti di vista, da parte dei lavoratori sono stati tanti e tali da non meritare tale epilogo».

 

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