Cgil: «Al Maggiore e all’Asl serve più personale. Cosa ha fatto la Regione per la sanità?»

«Di nuovo cresce la pressione emergenziale sugli ospedali e nel territorio. C’è meno sorpresa rispetto a febbraio, ma il personale riuscirà a reggere?». E’ la domanda che si pone Paolo Del Vecchio, segretario generale Fp Cgil Novara e Vco. Le strutture sanitarie stanno tornando a riempirsi e la situazione sta ritornando critica.

Sia in asl sia in ospedale a Novara manca il personale «perché quello assunto per l’emergenza è andato a coprire i buchi lasciati dai tantissimi pensionamenti». Sono state bloccate le ferie per evitare ulteriore carenza di personale. «La struttura ospedaliera sta nuovamente spostando il personale per coprire i reparti Covid senza verificare però le idoneità fisiche dello stesso. Sembra che ci sia, dal punto di vista organizzativo, una coazione a ripetere tutti gli errori fatti nel periodo primaverile scorso. Ma è chiaro che il problema pratico è sempre lo stesso: manca il personale sia nelle strutture ospedaliere sia sul territorio. L’infermiere di comunità che fine ha fatto per esempio? Ed è sempre per lo stesso motivo che si stanno razionalizzando i tamponi, rendendo di fatto depotenziato il tracciamento. Chi li fa se il personale addetto non è sufficiente? Chi li esamina,- si domanda Del Vecchio – se non ci sono gli addetti e i reagenti nei laboratori? Da mesi a partire dai livelli nazionali, la Fp Cgil chiede di attuare un forte piano assunzioni sul versante sanitario e socio sanitario, la Regione che cosa ha fatto?».

 

 

Inoltre la Regione aveva definito l’ospedale di Borgosesia come Ospedale Covid di quadrante del Piemonte Orientale. «Ci risulta che abbiano solo 18 persone ricoverate per Covid. Mentre l’ospedale Maggiore, oltre al nuovo reparto di terapia intensiva creato con le donazioni, sta riconvertendo altri reparti, oltre che qui a Novara, anche nel loro presidio di Galliate. Anche l’ospedale di Borgomanero dell’Asl sta di nuovo riconvertendo alcuni reparti in reparti Covid».

I problemi sono tanti: «Quanto le persone che lavorano in ospedali e strutture sanitarie reggeranno psicologicamente la seconda ondata? Dove sono i piani di potenziamento sia dei presidi ospedalieri che del territorio? Abbiamo denunciato negli anni i tagli pesanti alla sanità territoriale, tutti i livelli istituzionali hanno evidenziato che questo problema era da risolvere, invece è trascorso un sacco di tempo senza una ricerca di soluzioni.

Invece attraverso una riorganizzazione dell’Asl territoriale, soprattutto con forti investimenti in termini di assunzioni, si sarebbe potuto assistere preventivamente i cittadini direttamente a casa, senza la necessità di un ricovero, ma in termini numerici sembra non essere cambiato davvero nulla. E l’Usca, è stato potenziato con personale sufficiente?».

Il sindacato riflette anche sul ritorno di questa ondata: «Non confondiamo la malattia con il clima metereologico, il fatto che sia autunno non è rilevante per la diffusione del virus, – dice Del Vecchio – un grosso contributo, ma non solo questo, lo hanno dato le ferie che si sono allungate di molto con tante persone che le hanno vissute con molta leggerezza, oltre a ciò anche il tema del trasporto pubblico (pullman, metropolitane, treni pieni) sono ulteriori fonti di veloce contagio. Riteniamo che la scuola al momento non sia essa stessa fonte di contagio elevato, lo sono i mezzi di trasporto con i quali si va a scuola e al lavoro. E anche in questo caso ci chiediamo: la Regione che cosa ha fatto?».

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