Un Capodanno “diverso” non ferma il desiderio di pace

Da oltre vent’anni il primo giorno dell’anno coincide con la Giornata mondiale della pace, ma la situazione sanitaria ha impedito il tradizionale svolgimento della “marcia” lungo il centro storico. L’iniziativa promossa dalla Comunità di Sant’Egidio, anche per le non incoraggianti condizioni atmosferiche, si è così tramutato in un momento di riflessione – “Standun4peace” – tenutosi nel pomeriggio di Capodanno nel Duomo di Novara.

Un 1° gennaio diverso, è stato ricordato all’inizio e poi ancora nei vari interventi, perché, come ha chiesto papa Francesco, «la pandemia, la sofferenza, l’incertezza e le paure per il futuro ci chiedono di ascoltare per far crescere il valore della prova che il mondo sta attraversando: quello di rigenerare un’umanità nel profondo e farci scoprire bisognosi di ritrovarci fratelli tutti».

Messaggi passati attraverso la lettera (giunta ai presenti attraverso la voce di Paolo Lizzi, volontario di Sant’Egidio presso il carcere cittadino) di Alberto, un giovane detenuto, e poi la testimonianza di Maria, infermiera in pensione di 93 anni, portata dal coordinatore del programma “Viva gli Anziani!”. Maria ha voluto ricordare nel suo scritto come siano stati proprio gli anziani a soffrire il peso più grave di questa pandemia. Dai programmi di sussistenza e aiuto verso il continente africano, troppo spesso dimenticato dal mondo occidentale, sino a una preghiera che possa valicare i confini della religiosità di ciascuno. Un pensiero a tutti quei Paesi oggi ancora in guerra o che comunque sono funestati da episodi di violenza e tensioni fra le varie comunità. Un elenco purtroppo ancora troppo lungo e che non include unicamente aree povere, anzi…

Telegrafico alla fine il messaggio rilasciato da Daniela Sironi, referente della Comunità di Sant’Egidio: «Un caro augurio di pace a tutti, perché c’é davvero bisogno di più pace in questo mondo. Per far sì che ciascuno di noi possa prendersi cura degli altri».

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