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«Settecento km per inseguire il sogno di una cattedra fissa: una vera follia»

Il racconto di un'insegnante che in una sola giornata ha percorso Novara-San Donà di Piave andata e ritorno per affrontare il concorso ministeriale: «Ho speso 200 euro di viaggio e in più ho perso anche la retribuzione giornaliera per essermi assentata»

«Settecento chilometri per inseguire il sogno di una cattedra fissa: una vera follia». Li ha percorsi in una sola giornata un’insegnante che lo scorso 22 ottobre ha compiuto il viaggio di andata e ritorno Novara-San Donà di Piave (Venezia) per sostenere il concorso straordinario, indetto dal ministero dell’Istruzione, per diventare docente di ruolo «dopo 15 anni di insegnamento da precaria» nella classe di concorso A09 – Discipline pittoriche. La sua è una storia emblematica, che ha accettato di raccontare in forma anonima, anche perché svela informazioni che riguardano la salute dei propri familiari.

 

 

Perché ha dovuto andare così lontano?
«Non so quale sia la motivazione esatta – ammette – Forse perché in luoghi più vicini non c’era disponibilità di commissioni esaminatrici o di aule informatiche che potessero ospitare il test a computer. So di colleghi di altre materie che da Novara sono andati a Fossano (Cuneo), Varese, altri anche in Emilia. In alcuni casi sembra sia stato necessario accorpare in altri luoghi perché i candidati erano pochi, ma a San Donà eravamo 23 provenienti dal Piemonte su un’ottantina di persone. Non capisco il motivo di movimentare tutta questa gente in un momento simile – commenta – Chi passerà il concorso prenderà servizio da insegnante di ruolo solo a settembre 2021, non si poteva aspettare almeno la prossima primavera o comunque un momento in cui la curva dei contagi non fosse così elevata?».

Una volta accettata la meta, com’è andato il viaggio?
«E’ stata un’impresa epocale, oltre che una corsa contro il tempo – racconta l’insegnante – Sono stata in isolamento fiduciario fino al 21 ottobre, poi l’indomani mattina, dopo 2 ore di sonno, sono salita in macchina per raggiungere il Veneto. Ho preferito andare in auto, perché ho una sorella con patologie oncologiche e un padre malato di cuore. In treno (il viaggio sarebbe durato fra le 4 ore e mezza e le 6 ore e mezza, ndr) avrei esposto al rischio di contagio me stessa e i miei familiari più stretti. Che peraltro vedo già pochissimo da quando è ricominciata la scuola, per lo stesso motivo. Tra benzina e autostrada le sole spese di viaggio mi sono costate 200 euro e in più ho perso anche la retribuzione giornaliera per essermi assentata dalle lezioni, perché così è previsto per gli insegnanti non di ruolo. Mentre i colleghi di ruolo, che potevano partecipare per cambiare la classe di concorso e quindi la materia che insegnano, hanno potuto contare su un permesso retribuito. E’ solo una delle diseguaglianze della scuola: anche l’anno scorso quando è scattata la Dad (didattica a distanza, ndr) per lo scoppio della pandemia, ho dovuto sostituire il computer datato e pagare di tasca mia quello nuovo per poter lavorare. Così è stato per tutti i docenti precari che si sono trovati nella mia situazione, mentre a quelli di ruolo è stato fornito dal proprio istituto o hanno comunque potuto usufruire del “bonus scuola” di 500 euro, che a noi non viene riconosciuto».

Che situazione ha trovato nella sede d’esame e com’era la prova?
«Ci avevano assicurato che non saremmo stati più di 10 per aula, ma di fatto erano state predisposte le postazioni per 14 candidati. In tanti però non si sono presentati e nella mia aula alla fine eravamo solo in 8 – risponde – Della prova, che dire? Io mi sono presentata per la classe di concorso A09 relativa alle materie pittoriche: nelle edizioni precedenti i candidati hanno dovuto sostenere delle prove grafiche, ora invece è solo e tutta teoria. E infatti è curioso come neppure il Ministero abbia predisposto dei materiali ufficiali su cui preparare la prova per la nostra materia – sottolinea – In tutto le domande erano 6 e avevamo 20 minuti per ciascuna, ma era praticamente impossibile riuscire a stare nei tempi: tre quarti dei quesiti infatti chiedevano di illustrare le metodologie didattiche, in modo anche approfondito. Tant’è che non sono riuscita nemmeno a iniziare a rispondere all’ultima. Quello che mi secca di più è che era anche semplice, come le altre 5. È evidente che tutto è stato progettato per penalizzarci. A partire dal fatto che chi non si è presentato nella giornata di convocazione, anche se era in quarantena, non avrà nessun’altra opportunità. Eppure nel 2016 e nel 2018, quando non c’era nessuna pandemia in corso, le prove suppletive erano previste. Non ho idea di come sia andato il mio esame – conclude – ma in ogni caso io mi sento di avere vinto sul piano personale: sono riuscita a partecipare nonostante tutte le difficoltà e sapevo le risposte a tutte le domande. Comunque ora attendiamo i risultati: c’è chi dice che arriveranno a breve e altri che sostengono che li avremo per maggio-giugno, ma sono solo voci, di fatto al momento non è dato sapere».

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