Il caro energia ha colpito anche le palestre, «ma non vogliamo penalizzare i nostri clienti»

Piccolo viaggio nelle strutture private cittadine. Peretti Cucchi (Alcarotti): «Utile vincolare il costo del gas». Contaldo (Quisquash): «Importante ricordare la funzione sociale che svolge la pratica dello sport»

Il caro energia delle ultime settimane si sta decisamente ripercuotendo su molte aziende e fra queste non sono risultate immuni le palestre e i centri sportivi in generale. Il costo delle utenze si farà sentire ancora di più con l’approssimarsi della stagione invernale, tuttavia la parola d’ordine fra i gestori sembra essere quella di resistere, perché, come ha evidenziato Massimo Contaldo del centro Quisquash di via Tommaseo, «una riduzione dell’attività andrebbe a penalizzare in primo luogo i nostri istruttori, che sono a tutti gli effetti i lavoratori della nostra struttura».


Contaldo ha insistito molto sull’importanza anche sociale che svolge un settore come il suo: «Ci attendiamo aiuti concreti da parte dello Stato perché strutture come la nostra e più in generale la pratica dello sport è fondamentale per la salute e il benessere di una persona, a tutte le età. Ce ne siamo resi conto durante i duri mesi del lockdown, con tanti giovani costretti fra le mura domestiche».


Caro utenze segnalato anche da Nicolò Peretti Cucchi dell’Alcarotti, struttura ospitata nell’isolato del vecchio stadio “Patti” affacciato sull’omonima via: «Nel nostro caso la voce costi più significativa è rappresentata dal gas e per quello facciamo affidamento su un blocco dei prezzi. Calo di presenze? Non direi proprio, l’attività prosegue e anche per questo abbiamo deciso di non alzare i prezzi, anche se alla fine questa situazione finirà con il pesare nelle tasche di tutti».


Più che aiuti veri e propri Peretti Cucchi ha auspicato a un maggiore controllo sui prezzi del gas a livello di distribuzione, «colpendo qualsiasi forma di speculazione destinata a rendere pazzo il mercato. Una cosa ci tengo a sottolineare: questa situazione a mio avviso non ha nulla a che fare con il conflitto in Ucraina, visto che i primi segnali si sono registrati un anno fa, quando l’invasione russa era ancora considerata un’ipotesi remota».

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Luca Mattioli

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