Altre due apparecchiature di alta tecnologia per la Rianimazione grazie alle donazioni

Altre due apparecchiature di alta tecnologia donate grazie ai fondi raccolti tramite la campagna“Novara emergenza Coronavirus”. Si tratta di un“Draeger Medical PulmoVista 500”, il primo tomografo a impedenza elettrica disponibile sul mercato in grado di visualizzare al posto letto, in maniera non invasiva, continua e in tempo reale la distribuzione regionale della ventilazione, e di un elettroencefalografo di ultima generazione, l’unico sistema completo per il monitoraggio neurofisiologico multimodale che permette infatti di registrare l’elettroencefalogramma assieme a tutti i parametri fisiologici provenienti dagli altri sistemi presenti in terapia intensiva. Due apparecchiature grazie alle quali si possono affrontare meglio le problematiche dei pazienti.

 

 

«La scelta è caduta su strumentazioni che hanno una valenza fondamentale per questa  emergenza – ha dichiarato il direttore generale Mario Minola – ma che sono di grande utilità per l’attività dell’azienda ospedaliero-universitaria di Novara che si occupa di patologie di elevata complessità».

La donazione è nata in piena emergenza, a marzo, dopo un incontro della fundraiser Giulia Dalloni e Filippo Arrigoni con la direzione del Maggiore per valutare le esigenze dell’ospedale nell’affrontare l’emergenza coronavirus ed è stato creato un conto corrente dedicato dalla Fondazione “Franca Capurro per Novara”su cui sono state convogliate tutte le donazioni di privati, aziende e associazioni che hanno voluto sostenere l’ospedale durante l’emergenza.
Immediatamente è nata l’idea di facilitare la donazione, con l’intenzione di rendere virale la raccolta fondi: proprio per questo Gabriele Mantica con la sorella Claudia, Giulia Dalloni e Carlotta Campanini con la sorella Rachele hanno attivato la campagna crowdfunding online su gofundme.com.

La raccolta fondi si era posta un primo obiettivo, di 100mila euro: è stato centrato in appena 24 ore. La sinergia fra Fondazione Capurro e il crowdfunding “Emergenza Coronavirus AOU Maggiore della Carità” dei giovani novaresi ha portato a risultati notevoli: in appena 15 giorni è stato raccolto mezzo milione di euro: circa 280.000 euro tramite la piattaforma gofundme.com con quasi 6 mila donazioni online e circa 220.000 euro tramite bonifici bancari inviati al conto corrente dedicato della Fondazione Franca Capurro.

«Siamo felici della generosità dimostrata da tutti i donatori e di tutte le iniziative spontanee di imprese e commercianti nate in sostegno della nostra raccolta: in un momento di grande emergenza, la comunità ha saputo stringersi, sostenendo l’Ospedale per la lotta al coronavirus. Vogliamo ringraziare tutti i medici che sono stati in prima linea e tutti i 6000 donatori che ci hanno accompagnato in questa avventura. Ci teniamo a ringraziare anche Filippo Arrigoni per il costante impegno e supporto, nonché tutti gli enti, fondazioni ed Istituzioni del territorio che hanno creato una grande rete di solidarietà insieme a noi. Sulla piattaforma gofundme.com sono elencati tutti i materiali acquistati sia per l’Ospedale sia per i medici di medicina generale e pediatri di libera scelta del territorio novarese» hanno detto Giulia Dalloni, Carlotta e Rachele Campanini e Gabriele e Claudia Mantica.

«Sono veramente orgoglioso di avere raggiunto, grazie all’aiuto di Giulia, Carlotta, Gabriele, Claudia e Rachele, un risultato così importante per il sistema sanitario territoriale – dichiara il presidente della Fondazione “Franca Capurro per Novara”, Filippo Arrigoni – Abbiamo instaurato  una collaborazione quotidiana con la direzione dell’Aou e con i direttori di tutte le specialità coinvolte nell’epidemia che ha consentito, attraverso l’acquisto diretto di strumentazione di altissimo livello e molto difficile da reperire in quel periodo, di far fronte alle mutevoli necessità che si presentavano di giorno in giorno in un momento così difficile per la nostra comunità. Siamo partiti con lo slogan “Novara fa squadra” e penso che mai come in questa situazione si possa affermare che la città, grazie all’azione congiunta del ì sindaco, degli operatori sanitari, di tutte le rappresentanze territoriali come Confindustria Novara Vercelli Valsesia, la Fondazione Bpn, la Fondazione Comunità Novarese e la Fondazione DeAgostini e l’Università del Piemonte orientale, abbia risposto in modo così efficace e significativo a una epidemia alla quale nessuno era preparato».

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