Al via il “Giro d’Italia che non c’è”: una storia immaginaria e una parentesi di normalità

Se sul calendario abbiamo appena segnato i giorni che vanno dal 3 al 25 ottobre, nella speranza di vivere quelle emozioni che è difficile spiegare a parole, il “Giro che non c’è” è praticamente agli sgoccioli. Una corsa immaginaria, una parentesi di normalità.

Al via oggi, venerdì 8 maggio, il “Giro d’Italia che non c’è” (leggi qua), la corsa immaginaria dedicata al Giro d’Italia, rinviato per l’emergenza Coronavirus, tappa per tappa, ideata dal professore del Politecnico di Milano di Paolo Bozzuto insieme a un gruppo di amici, 40 tra scrittori e illustratori. O meglio, oggi c’è l’ouverture con Claudio Gregori, il Giro parte poi sabato, alle 17, con la cronometro individuale di Budapest, esattamente come da programma.

 

 

E poi giorno dopo giorno, stesso orario, un racconto nuovo, illustrazioni nuove, una classifica pronta a modificarsi. Un piccolo respiro di normalità, «anche se naturalmente non si può colmare quel vuoto che solo il Giro d’Italia sa dare» dice il professor Bozzuto. Una corsa con un fine benefico: durante le tappe verranno raccolti fondi da devolvere a Namasté, cooperativa sociale della Bergamasca che da tempo aiuta ogni giorno 3.000 persone fragili, ancor di più in un momento così delicato.

 

 

Dove è nata l’idea?
«Sono un grandissimo appassionato di Luis Borges, della sua letteratura e dei suoi racconti che speso mirano all’irreale e all’assurdo. Quando mi sono reso conto che la situazione era seria, che con ogni probabilità il giro sarebbe stato rinviato ho pensato che avrei, avremmo potuto fare qualcosa per provare a viverlo lo stesso. Sono ovviamente anche un grande appassionato del Giro e per noi è un momento di festa quando la gara prende il via».

Come è nata la passione per questo sport e per il Giro?
«Nel 2006 l’ho guardato da Urbanista, dato il lavoro che faccio, per osservare le riprese dei paesaggi. Mi ha appassionato come disciplina sportiva e posso dire ormai di essere diventato un esperto, due anni fa ho raccontato ogni giorno il Tour de France per una rivista di bici, in modo volontario, scrivevo a orari improbabili, ma quando hai una passione la coltivi in ogni modo. Il Giro è bello per gli sportivi, sono settimane in cui si scambiano messaggi, pareri, ma anche per quelli meno, tiene compagnia. Per le persone anziane può essere un appuntamento importante: ti ritrovi ad avere un impegno con presenze che nei giorni diventano tue amiche. Il Giro d’Italia è una risorsa emotiva e spirituale. Allora così ci siamo inventati il gioco, l’ho ideato ma ho lavorato davvero poco rispetto ai miei amici e colleghi perché con questa emergenza ho avuto e ho tanti impegni con l’università, ma scrittori e illustratori hanno fatto qualcosa di meraviglioso, spero che tutti potranno apprezzare. E io mi sento come un bambino cui hanno fatto il regalo più bello».

Qual è il ruolo di questo giro?
«Cerchiamo di colmare in parte il vuoto di questo Giro lascia, sebbene nulla possa sostituire il ciclismo vero. Ripristiniamo un po’ la dinamica del passato, il ciclismo è stato inventato dai giornali, si leggevano gli articoli un tempo per avere gli aggiornamenti, ecco noi proviamo a fare qualcosa di simile».

Cosa ne pensa del Giro rinviato a ottobre? Ci sono tanti appuntamenti…
«E’ un calendario talmente denso e improbabile che lo si può prendere come un nuovo esperimento. Le date sono tante, le squadre privilegiano il Tour di France, la macchina economica è enorme. Tanti specialisti delle Classiche privilegeranno quelle, chi parteciperà al Giro?. E’ davvero un’equazione complessa, sperando prima di tutto che davvero si possa ripartire ad agosto, magari anche luglio, significherebbe che l’emergenza è finita».

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