A Novara la seconda tappa di “Io vado al massimo” la pedalata per sensibilizzare sui tumori del pancreas

La pedalata da Torino a Venezia per sensibilizzare sui tumori del pancreas ideata dal torinese Massimo Canonica, sportivo e paziente oncologico dal 2017, con la collaborazione della Fondazione Nadia Valsecchi Onlus

Massimo e gli amici che lo accompagnano nell’impresa sono partiti alle 9 di ieri mattina dall’Ospedale Maggiore della Carità dopo avere incontrato gli operatori sanitari impegnati tutti i giorni nello studio e nella cura dei tumori del pancreas. In serata è previsto l’arrivo a Milano, nei pressi dell’IRCCS – Ospedale San Raffaele.

In Italia si registrano ogni anno 14.000 nuove diagnosi con un’incidenza in aumento. Secondo le stime, entro il 2030 i tumori del pancreas rappresenteranno la seconda causa di morte dopo il cancro al polmone, molto più frequente. La sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è di circa il 10% e meno del 20% dei casi sono candidabili all’intervento chirurgico. Attualmente non esiste una diagnosi precoce per queste neoplasie, che nella maggior parte dei casi risultano asintomatiche o causano sintomi riconducibili ad altre patologie più comuni. Educare quindi la popolazione sui sintomi ed i fattori di rischio della malattia è fondamentale.

I fondi raccolti grazie a questa iniziativa verranno destinati a finanziare un progetto di profilazione genetica tramite tampone salivare nei soggetti considerati a rischio di sviluppare un tumore del pancreas, curato dall’AISP – Associazione Italiana Studio Pancreas. Uno dei fattori di rischio in questo tipo di neoplasie è infatti rappresentato dalla familiarità.

Nei prossimi giorni Massimo proseguirà nel suo viaggio solidale raggiungendo Milano, Brescia e l’Istituto Ospedaliero Fondazione Poliambulanza, Verona e l’Ospedale Borgo Roma, Padova e l’I.O.V – Istituto Oncologico Veneto – IRCCS per giungere infine, il 26 maggio, a Venezia dove terminerà la pedalata.

Le donazioni potranno essere effettuate direttamente attraverso il sito della Fondazione Nadia Valsecchi Onlus (www.fondazionevalsecchi.org) o attraverso il sito dell’iniziativa (www.iovadoalmassimobike.it).

«Archiviata la prima tappa che ci ha condotti a Novara per incontrare i medici e gli operatori sanitari dell’Azienda ospedaliero-universitaria Maggiore della Carità riprenderemo la nostra strada in direzione Milano, dove siamo giunti ieri sera – ha spiegato Massimo Canonica, ideatore di Io Vado al Massimo Bike – ci tengo a ringraziare l’Ospedale e tutti coloro che ci hanno accolti. Auspico che questo viaggio possa far conoscere a quante più persone possibili i tumori del pancreas, i rischi e le cure attualmente disponibili e spero che in tanti vogliano dare un piccolo contributo per il grande risultato che ci siamo prefissati, quello di sostenere il lavoro del Registro Italiano del Cancro Familiare del Pancreas».

«Pur rappresentando solo circa il 3% di tutti i tumori maligni, il tumore del pancreas rappresenta la quarta causa di morte per tumore in Italia. Questo è dovuto alla grande aggressività del tumore e alla diagnosi spesso tardiva, con malattia già in fase metastatica. Tutti gli sforzi devono essere orientati a migliorare le capacità diagnostiche e terapeutiche in questo ambito con approcci organizzativi e con il sostegno alla ricerca. Di fronte a una sfida così difficile, solo un approccio multidisciplinare con un’equipe che lavori in un centro ad alto volume e con propensione alla ricerca può garantire dei risultati. La diagnosi sempre più precoce è essenziale per poter iniziare tempestivamente il protocollo di cure» ha precisato il dottor Nico Pagano, direttore della struttura complessa di Gastroenterologia dell’Azienda ospedaliera universitaria Maggiore della Carità di Novara- «Oggi, grazie ai progressi nelle tecniche endoscopiche, è possibile visualizzare anche tumori molto piccoli e ottenere tessuto nel modo meno traumatico possibile, eseguendo biopsie per via ecoendoscopica. Questo approccio limita molto il rischio di inseminare delle cellule neoplastiche nel tragitto che attraversa l’ago per raggiungere il tumore, riducendo, inoltre, le complicanze legate alla manovra».

«Il nostro centro – ha continuato il dottor Pagano – è dotato di tutte le tecnologie più avanzate per eseguire queste procedure con una particolare attenzione alla sicurezza e al comfort dei pazienti, grazie all’ausilio ormai indispensabile dell’equipe anestesiologica. L’endoscopia è una tecnica fondamentale anche nella risoluzione dei sintomi dei pazienti affetti da tumori del pancreas, potendo disostruire le vie biliari quando compresse dalla massa, risolvendo, così, l’ittero e il prurito. Esistono possibilità di trattamento con radiofrequenza delle masse pancreatiche, con protocolli ancora riservati a studi clinici e a casi molto selezionati. L’approccio ecoendoscopico alla neurolisi del plesso celiaco rappresenta una tecnica che consente di ridurre molto il dolore del paziente affetto da tumore del pancreas, limitando il più possibile il ricorso a farmaci oppioidi e migliorando la qualità della vita di questi pazienti».

Il dottor Gianfranco Zulian, direttore generale dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Novara ha sottolineato «Quanto sia importante una stretta integrazione tra tutte le specialità ospedaliere ed universitarie (Gastroenterologia, Chirurgia, Anatomia Patologica, Oncologia, Radioterapia, ecc. ) che si occupano della presa in carico condivisa del paziente garantendo la completezza e la continuità dell’assistenza. Nel nostro ospedale è attivo un percorso aziendale che prevede la razionalizzazione degli interventi diagnostici e terapeutici con un continuo monitoraggio dei risultati al fine di garantire il mantenimento di alti standard di qualità nella cura di questi pazienti. I casi dei singoli pazienti vengono discussi da un’equipe multidisciplinare che ne orienta il percorso in base alle esigenze cliniche, tenendo conto di tutti gli elementi legati all’individuo e alla malattia. Come centro universitario, l’azienda ospedaliero-universitaria partecipa a numerosi protocolli di ricerca su scala nazionale e internazionale con l’obiettivo di rendere sempre più curabile questa patologia». 

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