Sarà perchè da ‘mo collaboro con l’Unpli Piemonte che fa girare per la regione la mostra sugli antichi egizi “Liberi di Imparare” e dunque tra mummie e cose varie ho acquisito una certa sensibilità. Così, quando ho visto la foto del Cagiòlo della Cantina Tollo, mi è venuta in mente una mummia. Un vino da mummie o più ancora un vino “mummiesco”. Ah ahahhaha

Ma non voglio mancare di rispetto per una Cantina che fa ottimi vini ed ottimo è certo anche questo Cagiòlo che in questa veste “egizia” ” festeggia i suoi trent’anni”. Ovvio che una “confezione speciale in edizione limitata”, più difficile per me capire come “l’esclusivo cofanetto -racconti- il luogo in cui nasce il Montepulciano d’Abruzzo DOP Riserva” e neppure per me facile capire come “la scatola-segua- le linee del territorio abruzzese in cui ha origine il vino, evocandone la magia”. Sarà, ma a me ricorda l’antico Egitto (non quello moderno che non ha alcun fascino su di me).

Ma due parole sul vino: “… fin dalla sua nascita, nel 1992, ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti riscuotendo un successo di pubblico e critica. “Questo Montepulciano d’Abruzzo DOP Riserva racchiude lo spirito di Cantina Tollo e del territorio di cui ci facciamo ambasciatori – spiega il Presidente Luciano Gagliardi – Da trent’anni racconta al mondo questo luogo straordinario, dove il mare incontra le montagne e dove le uve Montepulciano danno vita a un vino che, nel corso della sua storia, ha superato la prova del tempo, regalandoci emozioni uniche”. Cagiòlo prende il nome da casciòle, termine che in dialetto abruzzese indica la terra calcarea delle colline dove nasce questo vino straordinario. I vigneti più longevi e dalle radici profonde, quindi più stabili ed equilibrati, e il terreno su cui sorgono fanno sì che la maturazione avvenga in maniera armoniosa e che i tannini siano più bilanciati ed eleganti. Profondo, complesso e persistente, questo vino colpisce fin dal primo sorso per il perfetto equilibrio tra struttura e morbidezza. Dopo la raccolta delle uve, che avviene nella seconda metà di ottobre, seguono la fermentazione con lunga macerazione delle bucce a temperatura controllata in serbatoi di acciaio inox, la fermentazione malolattica in vasca e l’affinamento in legno per minimo nove mesi. Il risultato è un rosso di colore rubino intenso, con sfumature violacee, che al naso rivela frutti rossi maturi, con note di amarena e mora, insieme a fini sentori speziati di cacao, vaniglia, liquirizia e cannella. Il sapore è pieno e di lunga persistenza, con tannini dolci e vellutati”. Un vinone, insomma. Da assaggiare, magari dopo aver visitato la mostra sugli egizi che fino a dicembre sarà a Villette, in val Vigezzo. 

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Riccardo Milan

Riccardo Milan

Riccardo Milan è professore, giornalista e blogger. Lavora alla scuola alberghiera di Stresa ed è pubblicista dal 1999. Da meno, è blogger con Allappante.it. Si è occupato per anni di cultura materiale, studente, scrittore e docente: vino, birra, gastronomia, cucina per lo più tipica, storia delle tradizioni. Sommelier ed idrosommelier per diletto. Vive sul Lago d’Orta.

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