Dai castrati ai controtenori, al castello di Novara un viaggio nelle voci del Barocco

Come suonavano le voci che incantavano i teatri d’opera nel Seicento e nel Settecento? E quale eredità hanno lasciato ai cantanti di oggi? A queste domande risponde il libro Le conquiste dei controtenori, dagli evirati cantori ai falsettisti di Franko Gustavo Argandoña e Alessandro Mormile, che sarà presentato mercoledì 11 novembre alle 18 nella Rocchetta del castello di Novara in un incontro promosso dall’associazione Amici del Teatro Coccia. Gli autori dialogheranno con Federica Mingozzi.

Il volume ripercorre una delle pagine più affascinanti e controverse della storia della musica: quella degli evirati cantori, conosciuti anche come castrati, che tra Seicento e Settecento conquistarono una fama straordinaria, diventando protagonisti assoluti del melodramma e autentiche celebrità del loro tempo. Cantanti capaci di raggiungere registri vocali particolarmente acuti grazie a una pratica oggi considerata inaccettabile, ma che per oltre due secoli segnò profondamente la storia dell’opera italiana.

Dalle grandi star del melodramma barocco ai controtenori contemporanei, il libro ricostruisce l’evoluzione di una vocalità che, pur attraverso tecniche e caratteristiche differenti, continua a esercitare un fascino particolare sul pubblico.

Pensato anche come manuale per gli studenti di canto rinascimentale e barocco dei conservatori e per gli universitari, il saggio offre una guida per orientarsi nel complesso universo delle voci controtenorili, affrontandone gli aspetti storici, tecnici ed estetici.

I primi due capitoli sono dedicati al fenomeno degli evirati cantori, alla loro affermazione nel melodramma fin dalle origini seicentesche e al ruolo centrale conquistato nel Settecento, considerato l’età d’oro del belcanto. Tra le figure approfondite compare Francesco Bernardi, detto Senesino, uno dei più celebri castrati del suo tempo e interprete prediletto di Georg Friedrich Händel.

L’analisi si sposta poi sulla voce del controtenore moderno, sulle sue diverse tipologie e sulle trasformazioni tecniche che ne hanno accompagnato la progressiva affermazione nei teatri. Un percorso che parte dall’esperienza pionieristica di Russell Oberlin e attraversa le riflessioni del cantante e direttore d’orchestra René Jacobs, le cui intuizioni hanno contribuito a comprendere le potenzialità di questa particolare vocalità.

Negli ultimi decenni, infatti, i controtenori hanno conquistato spazi sempre più ampi, non soltanto nell’interpretazione del repertorio barocco, ma anche nell’opera contemporanea, grazie a un perfezionamento tecnico che ha ampliato le possibilità espressive e il repertorio a loro disposizione.

Il libro affronta anche questioni che vanno oltre l’aspetto strettamente musicale, interrogandosi sul rapporto tra voce, identità di genere e rappresentazione teatrale. Una riflessione che mette in relazione le convenzioni drammaturgiche del teatro barocco con la sensibilità contemporanea.

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Immagine di Cecilia Colli

Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di direttore