Un investimento da un milione di euro per trasformare un immobile comunale di Novara in una struttura di accoglienza protetta per donne vittime di violenza e i loro figli. A finanziarlo sarà la Fondazione LAPS presieduta da Lapo Elkann e dalla moglie Joana Lemos, che ha scelto proprio il capoluogo novarese per realizzare la prima Casa LAPS in Italia.
La giunta comunale, con una delibera del 3 novembre, ha riconosciuto l’interesse pubblico dell’iniziativa e dato il via libera alla prosecuzione dell’iter tecnico e amministrativo. La Fondazione si farà carico delle spese di recupero, ristrutturazione, adeguamento normativo, efficientamento energetico e allestimento dell’immobile, per un importo massimo stimato di un milione di euro, comprensivo di Iva.
La sede è già stata individuata, ma non sarà resa pubblica. La delibera contiene infatti una serie di omissis che nascondono la denominazione del complesso, l’indirizzo e i riferimenti catastali. Una scelta espressamente motivata dall’amministrazione con la necessità di garantire la sicurezza e la riservatezza delle future ospiti, evitando che la conoscibilità dell’ubicazione possa compromettere la funzione di protezione della struttura.
Il progetto prevede la realizzazione di spazi destinati all’accoglienza di persone in condizioni di grave vulnerabilità, con particolare attenzione alle donne che hanno subito violenza e ai loro bambini, accompagnandole in percorsi di progressiva autonomia personale, sociale e abitativa. L’immobile dovrà mantenere la propria destinazione sociale per almeno quindici anni.
La proposta della Fondazione LAPS era arrivata al Comune il 10 settembre scorso. Successivamente, il 6 ottobre, l’amministrazione aveva pubblicato un avviso esplorativo per verificare l’eventuale interesse di altri soggetti a sostenere iniziative analoghe. Alla scadenza del 20 ottobre non sono pervenute ulteriori manifestazioni di interesse, consentendo così di proseguire con la proposta originaria.
Il milione di euro, tuttavia, riguarda esclusivamente l’intervento sull’immobile. La delibera precisa che non ci saranno oneri a carico del bilancio comunale per i lavori edilizi, mentre restano da valutare gli eventuali costi della successiva gestione. Dovranno essere definiti anche il modello organizzativo, i soggetti incaricati dei servizi di accoglienza e le risorse necessarie a garantirne il funzionamento. L’atto approvato dalla giunta, dunque, non costituisce ancora l’approvazione del progetto edilizio né l’affidamento dei lavori o dei servizi. Saranno necessarie ulteriori verifiche tecniche, patrimoniali e amministrative prima della concreta realizzazione dell’intervento.
«L’accordo raggiunto con la Fondazione LAPS rappresenta un’opportunità straordinaria per la nostra città – dichiara il sindaco Alessandro Canelli –. Grazie alla generosa disponibilità e al rilevante investimento della Fondazione potremo dotare Novara di spazi nuovi, moderni e altamente funzionali dedicati alla protezione e all’accoglienza protetta. Questo progetto ci permette non solo di riqualificare un immobile del patrimonio pubblico, ma di dare una risposta strutturata e tempestiva a questo tipo di emergenze, offrendo un rifugio sicuro e percorsi di autonomia alle donne vittime di violenza e ai loro figli».
A sottolineare il significato dell’iniziativa sono anche i coniugi Elkann: «La violenza contro le donne e i bambini è una ferita profonda della nostra società e crediamo che ciascuno di noi abbia la responsabilità di contribuire a contrastarla con azioni concrete. Con Fondazione LAPS vogliamo fare la nostra parte, creando uno spazio che possa rappresentare un nuovo inizio per le donne e i bambini che hanno vissuto situazioni di violenza».
I due esprimono inoltre soddisfazione per la scelta della città: «Siamo particolarmente felici che la prima Casa LAPS in Italia prenderà forma a Novara, in Piemonte, una terra alla quale siamo profondamente legati. Il progetto dimostra quanto sia importante unire le forze per aiutare chi ne ha più bisogno».
L’iniziativa ha coinvolto fin dall’inizio anche la Regione Piemonte. Il presidente Alberto Cirio e l’assessora alle Pari opportunità Marina Chiarelli ringraziano la Fondazione e sottolineano il valore della collaborazione tra istituzioni e privato sociale: «Un luogo che oggi appartiene al patrimonio pubblico diventerà uno spazio di protezione, accoglienza e rinascita per donne e bambini che hanno vissuto situazioni di violenza e fragilità».








