Case di comunità, servizi attivi nel novarese: dove sono e come accedere

I cantieri non sono ancora tutti conclusi, ma le Case di comunità del Novarese sono già entrate in funzione. È questo il passaggio che ha permesso all’Asl di rispettare la scadenza del 30 giugno e salvaguardare i finanziamenti del Pnrr: l’apertura dei servizi è stata certificata anche nelle località in cui l’attività è ospitata temporaneamente in strutture sanitarie già esistenti. Ora la partita si sposta dal rispetto formale delle scadenze all’utilità concreta per i cittadini: capire quali prestazioni vengono offerte, a chi sono rivolte e come vi si può accedere.

A fare il punto sulla nuova rete dell’assistenza territoriale è il direttore generale dell’Asl Novara, Angelo Penna.

A Novara la Casa di comunità è attiva nella sede Asl di viale Roma 7. Successivamente alcuni servizi saranno trasferiti nell’ex istituto Bermani di viale Verdi, destinato a diventare il principale polo della sanità territoriale cittadina. «Nella struttura troveranno posto la continuità assistenziale, i medici di medicina generale, gli infermieri, i servizi sociali e anche i pediatri di libera scelta – spiega Penna –. Saranno inoltre attivati i percorsi per la presa in carico dei pazienti affetti da patologie croniche». Il finanziamento del Pnrr comprende non soltanto gli interventi sull’edificio, ma anche l’acquisto delle attrezzature necessarie.

Nell’ex istituto Bermani sarà realizzato anche un secondo Ospedale di comunità da venti posti letto, che si aggiungerà a quello già attivo al San Giuliano via di Piazza d’Armi. Quest’ultimo dispone di dieci posti letto destinati principalmente ai pazienti in dimissione dall’ospedale che non possono ancora rientrare a casa oppure alle persone per le quali il medico richiede un ricovero temporaneo.

La permanenza prevista è di trenta giorni, eventualmente prorogabili fino a sessanta, con l’obiettivo di stabilizzare le condizioni del paziente prima del ritorno al domicilio. L’Ospedale di comunità rappresenta infatti un livello intermedio tra il ricovero ospedaliero e l’assistenza a casa.

Un’altra struttura di questo tipo è in prevista ad Arona, al secondo piano dell’ex ospedale cittadino, nello stesso edificio che già ospita la Casa di comunità inaugurata alla fine di maggio. L’Ospedale di comunità aronese avrà quindici posti letto.

Anche a Borgomanero la Casa di comunità è attiva dal 1° luglio negli spazi del poliambulatorio, mentre a Trecate il servizio è operativo nel presidio sanitario locale.

Al di là delle sedi, il punto centrale riguarda il modo in cui i cittadini possono utilizzare le Case di comunità. Per rivolgersi ai medici di medicina generale presenti nelle strutture non serve l’impegnativa. Il servizio, però, non sostituisce il proprio medico di famiglia e chi ne ha già uno deve continuare a rivolgersi innanzitutto a lui. I medici presenti nelle Case di comunità possono invece rappresentare un riferimento per le persone temporaneamente sprovviste del proprio medico oppure, in orari diversi da quelli garantiti dal professionista scelto, per problemi urgenti che richiedano una valutazione ma non siano così gravi da rendere necessario il ricorso al pronto soccorso.

L’obiettivo è offrire una risposta sul territorio ai bisogni sanitari che non richiedono un accesso ospedaliero, contribuendo così a ridurre il sovraffollamento dei pronto soccorso.

Un ruolo ancora più importante dovrebbe essere svolto dai percorsi dedicati ai pazienti affetti da patologie croniche. Il nuovo modello prevede una presa in carico continuativa attraverso controlli programmati, monitoraggio delle condizioni di salute, gestione delle terapie e collaborazione tra medici, infermieri e specialisti. Il paziente quindi avrà un riferimento stabile al quale rivolgersi anche in caso di peggioramento, senza essere costretto a ricorrere ogni volta al pronto soccorso.

A Oleggio la Casa di comunità è già operativa nel poliambulatorio, mentre proseguono i lavori per la nuova sede, che dovrebbe essere pronta entro la fine di settembre. A quel punto sarà effettuato un sopralluogo insieme ai medici e al personale destinato a lavorare nella struttura.

A Ghemme i medici di famiglia non hanno mai interrotto l’attività durante i lavori di riqualificazione dell’ex edificio scolastico comunale. La Casa di comunità sarà completata con la presenza degli infermieri, dei servizi sociali e della continuità assistenziale.

A Galliate i servizi sono stati distribuiti tra sedi provvisorie in attesa del completamento della Casa di comunità a Villa Mirsa, previsto per l’autunno. «Si tratta di un edificio d’epoca – sottolinea Penna – e tutti gli elementi di pregio, dagli infissi ai pavimenti, hanno dovuto essere recuperati e sistemati a regola d’arte».

La fotografia di settembre è dunque quella di una rete già in funzione, pur con diversi cantieri ancora aperti e alcuni trasferimenti da completare. La vera verifica, però, non riguarderà soltanto la conclusione dei lavori. Bisognerà capire se i cittadini sapranno dove e come accedere ai nuovi servizi e se le Case di comunità riusciranno davvero a garantire la presa in carico dei pazienti cronici e ad alleggerire i pronto soccorso, diventando qualcosa di più della semplice somma di attività sanitarie già esistenti.

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Immagine di Cecilia Colli

Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di direttore