Il Piemonte corre ai ripari contro una delle crisi idriche e climatiche più severe degli ultimi decenni. Al termine della riunione di ieri, 30 luglio, del tavolo sulla siccità, la Regione ha ufficialmente avviato le procedure per la dichiarazione dello stato di emergenza regionale legato al deficit idrico. Si tratta della prima applicazione pratica della nuova legge sulla Protezione civile approvata lo scorso giugno a palazzo Lascaris, uno strumento pensato proprio per garantire interventi rapidi e immediati nelle situazioni di criticità territoriale.
Il provvedimento approderà all’ordine del giorno della giunta regionale convocata per lunedì 3 agosto. Il confronto – guidato dall’assessore all’Emergenza idrica Matteo Marnati – ha visto la partecipazione di tutte le direzioni regionali competenti, di Arpa Piemonte, delle Province, delle Prefetture, di Anbi, degli enti di gestione del servizio idrico integrato e dei rappresentanti del mondo agricolo.
I numeri della crisi: 70 comuni con autobotti e luglio da record negativo
Il quadro tecnico e operativo delineato dai monitoraggi di Arpa Piemonte e dell’autorità di bacino del Po colloca l’intero territorio regionale nella fascia di massima severità idrica. Le anomalie climatiche dei mesi scorsi hanno lasciato il segno: dopo un mese di giugno risultato il secondo più caldo dal 2003, il luglio che si sta chiudendo si attesta tra i più secchi degli ultimi settant’anni, con un deficit complessivo di precipitazioni pari al 55% nell’ultimo trimestre.
Le conseguenze sulla rete di distribuzione idrica locale sono ormai tangibili. Ad oggi sono oltre 70 i comuni e le frazioni piemontesi serviti regolarmente da autobotti per garantire l’approvvigionamento potabile alle famiglie: dall’inizio dell’emergenza sono stati effettuati ben 581 viaggi, per una spesa di pronto intervento che ha già superato i 400 mila euro. Parallelamente, 106 amministrazioni comunali hanno dovuto emanare ordinanze specifiche per imporre il risparmio d’acqua e vietare gli usi non essenziali.
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Il fronte agricolo e il rischio incendi
Oltre al consumo civile, a pagare il prezzo più alto di questa ondata di siccità prolungata è il comparto agricolo, colonna portante dell’economia piemontese e novarese. Le colture di mais e soia stanno affrontando la fase decisiva finale di produzione in condizioni di severo stress termico, mentre le risaie si trovano nel momento critico della fioritura, che richiede un fabbisogno idrico elevato proprio mentre i bacini e le falde toccano i minimi stagionali.
Allo stesso tempo, la secchezza della vegetazione mantiene ai massimi livelli di allerta il rischio di incendi boschivi, un fronte che nelle scorse settimane ha già richiesto il dispiegamento straordinario del sistema regionale e della flotta aerea nazionale di Protezione civile.
Cirio e gli assessori: «Tavolo permanente per misure immediate»
A confermare la linea di massima allerta è una nota congiunta firmata dal presidente della Regione Alberto Cirio e dagli assessori Matteo Marnati (Emergenza idrica), Marco Gabusi (Protezione civile) e Paolo Bongioanni (Agricoltura): «Alla luce dell’aggravarsi delle condizioni meteo-climatiche e dei dati tecnici emersi durante la riunione, abbiamo avviato le procedure per l’attivazione dello stato di emergenza regionale. Abbiamo inoltre deciso di mantenere il tavolo convocato in maniera permanente, così da monitorare costantemente l’evolversi della situazione ed essere pronti ad adottare, se necessario, misure e interventi ancora più incisivi».
La formale dichiarazione dello stato di emergenza consentirà ora al presidente Cirio di emanare ordinanze ad hoc per sbloccare risorse finanziarie, autorizzare manovre straordinarie sui rilasci idrici e supportare economicamente i Comuni e i gestori che stanno sostenendo i costi di autobotti e interventi emergenziali sul territorio.








