Il dibattito acceso e a tratti polarizzato che ha investito la gestione dell’Ibis sacro ha avuto il merito di accendere i riflettori su un tema ecologico ben più vasto e complesso. La nostra provincia, con il suo delicato mosaico di risaie, canali e aree protette, rappresenta infatti un vero e proprio fronte aperto nella lotta alle specie esotiche invasive. Si tratta di organismi vegetali o animali introdotti accidentalmente o volontariamente dall’uomo al di fuori del loro areale di origine, i quali prosperano a discapito della biodiversità locale. I piani di contenimento o di eradicazione, dunque, non sono riservati ai grandi volatili africani, ma una dolorosa necessità quotidiana che coinvolge enti regionali e provinciali su più fronti.
Il caso più emblematico, ormai radicato da tempo nel novarese, è quello del gambero rosso della Louisiana (Procambarus clarkii). Questa specie è stata ufficialmente inserita dalla Commissione Europea nell’elenco delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale, rendendo obbligatorie misure per prevenirne l’ulteriore diffusione. Introdotto originariamente per scopi di allevamento, questo crostaceo è sfuggito al controllo colonizzando rapidamente fiumi e rogge. Il suo impatto è devastante sia dal punto di vista ambientale che economico: scavando profonde gallerie, indebolisce gli argini delle risaie causando crolli e ingenti perdite idriche. Paradossalmente, in alcune zone d’Europa, la sovrabbondante presenza del gambero della Louisiana ha persino fornito una fonte alimentare inesauribile che ha favorito indirettamente l’espansione di altre specie opportuniste, tra cui lo stesso Ibis sacro. Il suo contenimento oggi passa attraverso campagne di pesca intensiva tramite nasse e la gestione dei livelli idrici, sebbene un’eradicazione totale appaia ormai impossibile.
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Sempre restando in ambito acquatico e agricolo, un’altra minaccia certificata dall’Unione Europea è rappresentata dalla nutria (Myocastor coypus). Questo grosso roditore sudamericano, importato nel secolo scorso per l’industria della pellicceria e poi rilasciato in natura, condivide con il gambero l’abitudine di scavare ampi complessi di tane lungo gli argini. In Piemonte e nel novarese, i piani di controllo provinciali prevedono l’abbattimento selettivo e la cattura tramite gabbie trappola, operazioni condotte da personale specificamente formato sotto il controllo delle polizie provinciali. Anche in questo caso, l’obiettivo non è la crudeltà, ma la messa in sicurezza del territorio dal rischio di esondazioni e la tutela delle colture.
Spostando lo sguardo dal suolo all’aria, l’agricoltura locale sta combattendo da anni una vera e propria guerra contro la Popillia japonica. Questo coleottero di origine asiatica è stato rinvenuto per la prima volta in Europa proprio a cavallo tra il Piemonte e la Lombardia, nella valle del Ticino. L’insetto è in grado di defogliare e distruggere centinaia di specie vegetali diverse, dalle viti agli alberi da frutto, fino al mais. La Regione Piemonte, supportata dal settore fitosanitario, ha messo in campo un massiccio piano di contenimento che i novaresi hanno imparato a conoscere bene: l’installazione di migliaia di trappole innescate con feromoni per la cattura massale e l’utilizzo di reti insetticide. A queste si aggiunge la lotta biologica, sperimentando l’introduzione di nematodi e funghi antagonisti naturali per colpire le larve nel terreno.
Infine, l’impatto delle specie problematiche tocca anche i centri storici e la vita urbana, come dimostra la complessa gestione del colombo di città. Pur non essendo considerata una specie “esotica” o “aliena” in senso stretto, l’abnorme proliferazione dei piccioni causa danni al patrimonio architettonico e problematiche igienico-sanitarie. A Novara, come in molti altri comuni piemontesi, i piani di contenimento passano attraverso ordinanze sindacali che vietano la somministrazione di cibo, l’installazione di dissuasori meccanici sugli edifici e, in alcune realtà limitrofe, la somministrazione di mangimi antifecondativi per limitare le nascite in modo incruento.
La gestione di queste presenze si traduce, di fatto, in un’attività amministrativa e operativa quotidiana. Non si tratta di interventi isolati, ma di una costante operatività per arginare fenomeni che modificano concretamente il paesaggio e l’economia del novarese. Una sfida complessa, figlia del nostro tempo, che impone una riflessione continua su come far convivere la tutela del territorio e la mutevole realtà di un ecosistema ormai stravolto dall’impronta umana.








