Case di comunità, Arona inaugura la prima sul territorio. Corsa contro il tempo

Oggi pomeriggio ad Arona verrà inaugurata ufficialmente la prima Casa di comunità del territorio novarese. La struttura, ospitata negli spazi dell’ex ospedale cittadino, rappresenta uno dei tasselli più simbolici della riorganizzazione della sanità territoriale immaginata dopo il Covid e finanziata con i fondi del Pnrr. Ma dietro il taglio del nastro si nasconde anche una corsa contro il tempo che, negli ultimi mesi, aveva fatto precipitare Novara all’ultimo posto in Piemonte per stato di avanzamento dei progetti.

Le Case di comunità dovevano essere la risposta strutturale ai limiti emersi durante la pandemia: medicina integrata, presa in carico dei pazienti cronici, cure di prossimità e un sistema capace di alleggerire gli ospedali trasferendo parte dell’assistenza sul territorio. Nel novarese la Regione Piemonte ha investito complessivamente 38,7 milioni di euro di fondi Pnrr per sette Case di comunità: Novara, Trecate, Arona, Oleggio, Borgomanero, Galliate e Ghemme. Tutti interventi che dovranno essere conclusi entro il 30 giugno prossimo, termine fissato dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Eppure, fino a pochi mesi fa, la situazione appariva critica. A ottobre gli ultimi dati ufficiali fotografavano Novara come fanalino di coda regionale: cinque Case di comunità su sette risultavano in ritardo rispetto alle scadenze, con il concreto rischio di perdere parte dei finanziamenti europei. Un quadro che aveva alimentato polemiche anche perché molte delle strutture previste sarebbero dovute sorgere in edifici già esistenti, teoricamente più semplici da adattare.

Oggi però il direttore generale dell’Asl di Novara, Angelo Penna, restituisce un quadro più rassicurante. Cinque Case di comunità risultano già operative: Novara, Trecate, Arona, Oleggio e Borgomanero, tutte attivate all’interno di strutture sanitarie già esistenti.

«In queste sedi – spiega Penna – operano medici di medicina generale e medici della continuità assistenziale che, per cinque giorni alla settimana dalle 8 alle 20, garantiscono cure primarie, prescrizioni e assistenza sanitaria di base».

A Novara l’attività è già partita nella sede Asl di viale Roma 7, ma dal 31 luglio sarà trasferita nell’ex istituto Bermani di viale Verdi, destinato a diventare il fulcro della nuova Casa di comunità cittadina. Lo stesso modello è già attivo anche a Trecate nel presidio sanitario locale, ad Arona nell’ex ospedale che sarà inaugurato ufficialmente oggi, a Oleggio nel poliambulatorio in attesa del completamento della nuova struttura entro il 30 giugno e a Borgomanero sempre negli spazi del poliambulatorio.

Nelle prossime settimane dovrebbero inoltre partire i percorsi dedicati ai pazienti cronici, considerati uno degli elementi centrali del progetto Case di comunità. L’obiettivo è la presa in carico continuativa dei malati, sia dal punto di vista medico sia infermieristico: controlli periodici, monitoraggio costante, gestione delle terapie e possibilità di rivolgersi direttamente alla struttura in caso di peggioramento delle condizioni di salute. Accanto ai medici di base saranno coinvolti anche gli specialisti già presenti negli ambulatori Asl.

Un passaggio decisivo, dopo mesi di polemiche sui ritardi, è arrivato anche dalla certificazione richiesta dalla Regione Piemonte: un ingegnere esterno ha infatti attestato che le Case di comunità già attive possiedono tutti i requisiti necessari per essere considerate operative.

Diversa la situazione di Galliate e Ghemme, i due interventi ancora in fase di completamento ma che, secondo l’Asl, saranno pronti entro il 30 giugno. «A Galliate la Casa di comunità sorgerà a Villa Mirsa – continua il direttore – struttura che ha richiesto importanti lavori di ristrutturazione. In questi mesi i servizi sono stati distribuiti in sedi provvisorie: alcuni all’ospedale San Rocco, il Cup in spazi messi a disposizione dal Comune e il servizio di salute mentale trasferito temporaneamente a Trecate. A Ghemme, invece, la nuova sede è stata ricavata nell’ex edificio scolastico comunale, completamente ristrutturato. Durante i lavori tre medici di famiglia hanno comunque continuato a operare all’interno della struttura, mantenendo il presidio sanitario sul territorio».

Resta però il nodo politico e sanitario che accompagna queste strutture sin dalla loro nascita: capire se le Case di comunità riusciranno davvero a diventare il motore di una nuova sanità territoriale o se rischieranno di trasformarsi soltanto in contenitori riorganizzati, senza personale sufficiente per sostenere il cambio di modello promesso dopo la pandemia.

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Immagine di Cecilia Colli

Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di direttore