Un serie di negligenze che potevano essere evitate e che, sommate insieme, hanno provocato la tragedia. Così ha ritenuto il giudice del tribunale di Novara che oggi pomeriggio, al termine di un processo iniziato nel 2024, ha stabilito tre condanne e un’assoluzione per la morte di Ludovica Visciglia, la quindicenne di Trecate che aveva sbattuto la testa contro un ramo durante un giro sul Mini Tagadà del Luna Park di Galliate il 12 marzo 2022: 4 anni di reclusione per il giostraio Massimiliano Ferri, titolare del Mini Tagadà su cui è avvenuto l’incidente; 2 anni per il comandante della polizia locale di Galliate, Angelo Falcone, incaricato di controlli e verifiche; e infine 1 anno e 10 mesi per l’ex sindaco Claudiano Di Caprio, nel suo ruolo di presidente della commissione comunale di vigilanza. Assolto l’ingegnere Graziano Minero, che aveva effettuato dei collaudi sull’attrazione qualche tempo prima. Erano tutti accusati di omicidio colposo, con profili diversi a seconda del ruolo e dell’incarico rivestito.
Il tribunale ha disposto anche una provvisionale di risarcimento del danno di 300 mila euro per ciascun genitore e 80 mila euro per la nonna, costituiti a giudizio. Per comandante e ex sindaco stabilita la sospensione condizionale e la non menzione nel casellario.
Il pm aveva parlato delle criticità emerse fin dall’inizio delle indagini: la collocazione del Tagadà in un posto in cui non poteva stare, perché c’erano degli alberi interni al perimetro; l’eccessiva velocità nel momento in cui è avvenuto l’infortunio, di 30 giri al minuto contro gli 8 previsti dal libro istruzioni; e poi ancora l’apertura anticipata del luna park per il fine settimana, con un permesso provvisorio in attesa del sopralluogo della commissione, che sarebbe dovuto avvenire due giorni dopo, il 14 marzo. Una consuetudine in voga da anni che, secondo gli investigatori, non era corretta in base alle norme del Tulps.
I difensori degli imputati, prima della camera di consiglio, avevano chiesto invece l’assoluzione, escludendo profili di colpa in capo ai propri assistiti. In particolare, il legale del giostraio aveva sottolineato che l’uomo aveva prodotto tutta la documentazione dell’attrazione, seguendo la procedura, e che ha piazzato la giostra nel punto previsto secondo i tecnici, non avendo lui particolari competenze in questo campo.
L’avvocato dell’ingegnere che ha eseguito il collaudo, invece, aveva escluso che il professionista potesse sapere qualcosa sul posizionamento non corretto del Mini Tagadà, avendo effettuato le certificazioni in un periodo precedente e in diversa località. I difensori dell’ex sindaco e del comandante dei vigili avevano parlato di mancanca di competenze tecniche e di una prassi, l’apertura anticipata prima del sopralluogo, che in passato nessun organo superiore o di polizia aveva mai contestato.








