Doveva essere una spedizione di ricerca tra le meraviglie sommerse delle Maldive. Per Federico Gualtieri, invece, quel viaggio si è trasformato in una tragedia senza ritorno. Il giovane ricercatore originario di Omegna ma residente a Borgomanero è tra i cinque italiani morti durante un’immersione nelle profondità dell’atollo di Vaavu, alle Maldive, quello che le autorità locali hanno già definito il più grave incidente subacqueo mai avvenuto nel Paese.
Federico aveva 31 anni ed era un appassionato di mare e immersioni fin da ragazzo. Aveva conseguito il brevetto subacqueo nel 2015 e negli ultimi anni aveva trasformato quella passione anche in un percorso di studio e ricerca scientifica. Lo scorso marzo si era laureato all’Università di Genova con una tesi dedicata alla diversità e all’ecologia dei Corallimorphari e degli Zoanthari negli atolli centrali delle Maldive, proprio sotto la guida della docente Monica Montefalcone, anche lei morta nell’incidente insieme alla figlia Giorgia Sommacal.
Con loro hanno perso la vita anche Gianluca Benedetti, operations manager della società Albatros Top Boat, e Muriel Oddenino, ricercatrice torinese.
Secondo le prime ricostruzioni, il gruppo si era immerso da una safari boat, la “Duke of York”, nelle grotte sommerse della zona di Alimathaa, nell’atollo di Vaavu. Un’immersione particolarmente impegnativa, fino a circa cinquanta metri di profondità, in un tratto noto per cavità subacquee e correnti difficili. Poi qualcosa è andato storto e nessuno dei cinque è più riuscito a riemergere.
Le operazioni di recupero sono ancora in corso e rese complicate dal maltempo e dalle condizioni del mare. Le autorità maldiviane ritengono che i sub possano trovarsi all’interno della stessa grotta sommersa, che raggiunge profondità di circa sessanta metri. Per ora le cause restano solo ipotesi: un problema tecnico alle bombole, correnti improvvise o la perdita dell’orientamento all’interno dell’anfratto.
Per Federico Gualtieri quel viaggio rappresentava molto più di una semplice esperienza turistica. Era parte di un percorso di studio e ricerca che lo aveva portato a lavorare accanto a una delle maggiori esperte italiane di ecologia marina. Nei mesi scorsi aveva anche vinto un concorso per un progetto in Giappone, dove sarebbe dovuto partire ad agosto.








