Nei suoi improvvisi scatti d’ira prendeva di mira l’anziana madre, e anche i fratelli che ogni tanto passano a controllare la situazione: «Andate via, qui sono il proprietario». Lo diceva anche a operai e artigiani che i famigliari mandavano a riparare ciò che lui distruggeva in casa. Pian piano la casa l’aveva letteralmente occupata, tanto che la madre era arrivata al punto di poter stare solo in camera da letto. E tutti erano spiati, visto che nei locali erano state posizionate telecamere.
Una storia di violenze e soprusi ai danni di una novarese ultranovantenne che in tribunale si è conclusa con la condanna del figlio 67enne R.A.R., a 1 anno e mezzo di reclusione. Era stato denunciato nel 2024 per maltrattamenti in famiglia dopo decenni di soprusi.
La situazione fra le mura di casa è stata raccontata in durante il processo dai fratelli dell’imputato, uno dei quali avversato in tutti i modi: «E’ andato perfino dal sindaco a dire che sono un truffatore». L’uomo ha fatto presente che già nel 2006 aveva portato la mamma in un centro antiviolenza. Ma lì era stato detto che per poter agire era necessario denunciare alle forze dell’ordine. La mamma, però, non voleva voluto farlo. In quel periodo, poi, il sessantenne alternava momenti in cui insultava tutti ad altri in cui era calmo e tranquillo.
Ma la situazione è peggiorata nel corso degli anni. Il fratello dell’imputato ho sentito insulti pesantissimi e assistito ad aggressioni, con spintoni e strattonamenti. Senza tralasciare i danni un casa: una volta erano stati tolti i termosifoni e la donna era rimasta al freddo; un’altra era sparito il nottolino del cancello e lei, al rientro da una visita, non era più potuta rientrare. In quella occasione gli altri figli avevano chiamato le forze dell’ordine e il loro fratello si era messo a urlare come un pazzo.
L’altra figlia della vittima ha raccontato che all’anziana veniva detto ogni genere di insulto. La madre piangeva e aveva paura. Quando aveva cercato di portarla qualche giorno da lei, il fratello aveva chiamato le forze dell’ordine per impedirmelo. In casa, poi, aveva messo di videosorveglianza per vedere chi entrava; gli era stato chiesto di toglierlo ma non c’era stato verso.






