Quali sono i monumenti a Novara dedicati alle donne? Ma anche: ci sono artiste donne che li hanno realizzati? È da queste domande, tanto semplici quanto spiazzanti, che prende avvio il lavoro di Monumenta Italia, progetto nazionale di arte pubblica ideato da Irene Pittatore, a cura di Lisa Parola e Tea Taramino, che in città viene sviluppato insieme a nòva e al comune di Novara.
Il punto di partenza è una constatazione netta: nella storia urbana – e nella memoria costruita costruisce attraverso statue e monumenti – le donne sono quasi assenti. Non perché non abbiano avuto un ruolo, ma perché raramente sono state celebrate.
Un tema che, in realtà, non è nuovo. Già nel 2022 La Voce di Novara aveva lanciato al Comune una proposta concreta: un concorso di idee dopo avere mappato la città e stilato un elenco di figure femminili novaresi meritevoli di essere ricordate negli spazi pubblici. Ne erano emerse almeno una quindicina, alcune hanno una via o un edificio intitolato, ma nessuna una statua, tantomeno un monumento. Un destino che, al contrario, è stato storicamente riservato agli uomini.
Oggi quella riflessione torna e prende forma in un progetto strutturato, con l’obiettivo di coinvolgere direttamente i cittadini. «Vogliamo portare uno spunto di riflessione su quanto siano importanti i monumenti dedicati alle donne e su quanto la cittadinanza li vorrebbe – ha spiegato l’assessora alla toponomastica Elisabetta Franzoni -. «Il nostro patrimonio monumentale è figlio di una determinata cultura e i monumenti femminili sono davvero pochi. L’intenzione è anche quella di dedicare nuove vie e spazi verdi alle donne».
A Novara, infatti, le presenze sono ridotte al minimo. «I monumenti dedicati alle donne in spazi pubblici sono essenzialmente due – ha ricordato la consigliera regionale Daniela Cameroni –: la mondina in piazza della stazione e la contadina sull’Allea. Ma non hanno nomi, rappresentano categorie». Un dato che, allargando lo sguardo, diventa ancora più significativo: «A Torino non ce n’è nemmeno uno».
Non è solo una questione simbolica. È un problema di rappresentazione e di consapevolezza storica. «Dobbiamo far risaltare il ruolo della donna anche rispetto al passato – ha aggiunto Cameroni –. Durante le guerre, mentre gli uomini erano al fronte, erano le donne a tenere in piedi famiglie e società».
Il progetto, però, non si limita alla denuncia. In questi giorni in città sono comparsi 70 manifesti e un grande 6×3 in baluardo Lamarmora, con QR code che rimandano a un questionario online aperto a tutti. Un percorso partecipato, pensato per raccogliere opinioni, suggestioni e anche nomi.
«Lavoriamo con Irene Pittatore da qualche anno – ha spiegato Cristina Pastrello, referente di nòva – e crediamo che questo progetto possa toccare diversi ambiti. Da mesi stiamo portando avanti un percorso partecipato: le risposte al sondaggio saranno raccolte e restituite in un incontro pubblico. L’obiettivo è anche parlare delle donne novaresi ai giovani, che spesso non le conoscono».
Alla base c’è un lavoro di ricerca più ampio. «L’idea nasce nel 2019 da un gruppo di sociologhe torinesi che ha studiato la presenza femminile nel patrimonio monumentale italiano – ha raccontato Pittatore –. I risultati sono stati impietosi. Oggi, attraverso l’arte contemporanea, proviamo a stimolare una riflessione collettiva». Il progetto ha già fatto tappa a Torino, Bologna, Roma e Savona.
Anche a Novara, quindi, si apre una fase di ascolto e di rielaborazione, che porterà non solo a una maggiore consapevolezza, ma anche a una restituzione concreta: i materiali e i contributi raccolti entreranno in un catalogo e in una mostra nazionale.
I soggetti dei manifesti novarese saranno infatti esposti dal 20 aprile al 7 settembre a Palazzo Madama, a Roma. Un passaggio simbolico: da una domanda che parte dalle città – quante donne sono ricordate nelle nostre piazze? – a una riflessione che riguarda l’intero Paese.






