Fratelli d’Italia, evento sul referendum stravolto: cambia sede, sparisce Chiarelli e pesa il caso “Le 5 Forchette”

Doveva essere un incontro politico per il sì al referendum con un ospite di peso del governo, ma nel giro di poche ore si è trasformato in un caso interno a Fratelli d’Italia, con tanto di retromarcia, cambio di sede e una relatrice sparita dalla locandina.

Al centro c’è l’iniziativa dal titolo “Questa volta il giudice sei tu. Vota sì” promossa dall’assessora regionale di FdI Marina Chiarelli, che aveva organizzato un appuntamento con il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro. Un evento annunciato per domani, 20 marzo, inizialmente all’hotel La Bussola, con una locandina in cui compariva anche la stessa Chiarelli tra i protagonisti.

A poche ore dai messaggi di invito all’iniziativa diffusi sui canali dall’ufficio stampa dell’assessora, dal partito arriva uno stop – non ufficiale ma evidente nei fatti – e nel giro di poco tempo tutto l’impianto viene riformulato: cambia la sede (si passa all’hotel Europa), l’orario (alle 17.30), l’impostazione e cambia soprattutto il parterre. Nella nuova versione compare, infatti, la Camera Penale, mentre Chiarelli scompare da ogni dicitura.

Una correzione in corsa che, più che un semplice aggiustamento organizzativo, appare come un intervento politico vero e proprio per ridimensionare un’iniziativa diventata improvvisamente ingombrante.

Il contesto, infatti, è quello del caso legato alla società “Le 5 Forchette”, esploso a livello nazionale dopo un’inchiesta giornalistica de Il Fatto Quotidiano. Un’inchiesta che chiama in causa esponenti di Fratelli d’Italia, tra cui lo stesso Delmastro oltre alla vicepresidente della Regione Piemonte Elena Chiorino e al consigliere regionale Davide Zappalà e i loro presunti rapporti societari con la famiglia di Mauro Caroccia, legato al clan Senese e condannato in via definitiva per intestazione fittizia con aggravante mafiosa.

Ed è proprio su questo fronte che si è inserito l’attacco del Partito Democratico piemontese, che chiede chiarimenti immediati e porta la vicenda sul piano istituzionale. «Occorre la massima trasparenza per allontanare ogni ombra dalle istituzioni – scrivono i consiglieri regionali in una nota – a maggior ragione in un territorio come il Piemonte che negli anni ha visto le mafie prima infiltrarsi e poi radicarsi».

Il Pd ha chiesto formalmente che il presidente della Regione Alberto Cirio riferisca in aula sulla vicenda. «Sono troppe le domande a cui le persone coinvolte devono dare risposta e che riguardano aspetti etici e di opportunità politica -. aggiungono i consiglieri -. Vanno chiarite le circostanze che hanno portato dirigenti nazionali e regionali di FdI, anche con ruoli di governo importanti, a entrare in società con familiari di persone condannate per reati gravi».

Domande che si intrecciano con quanto accaduto attorno all’evento politico: un’iniziativa nata come occasione di visibilità, ma rapidamente trasformata in un elemento di imbarazzo, tanto da essere corretta in corsa. Il risultato è un doppio livello di tensione: da una parte la pressione politica esterna; dall’altra le fibrillazioni interne a Fratelli d’Italia, dove la gestione della vicenda sembra tutt’altro che lineare.

Delmastro ha poi replicato affermando che, una volta a conoscenza della parentela, «ho lasciato la società e l’ho fatto per il rigore etico e morale che mi contraddistingue». Resta, però, un evento che doveva parlare di giustizia e che finisce per raccontare, soprattutto, gli equilibri di un partito alle prese con una grana politica tutt’altro che marginale.

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Immagine di Cecilia Colli

Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di direttore