La transizione ecologica ed energetica non si fa solamente a colpi di grandi direttive europee o di proclami istituzionali, ma passa inevitabilmente attraverso i muri e i contatori delle nostre case. Una rete infrastrutturale domestica che, ad oggi, risulta profondamente inadeguata a sostenere il peso del cambiamento. A lanciare l’allarme è Paolo Ferrari, amministratore delegato del colosso novarese della distribuzione Comoli Ferrari, raccogliendo le recenti sollecitazioni arrivate anche dai vertici nazionali di Confcommercio. Il messaggio è chiaro e non ammette rinvii: il settore impiantistico italiano necessita di un profondo e rapido rinnovamento, non solo per assecondare la sostenibilità ambientale, ma per garantire la pura e semplice tenuta del sistema elettrico e la sicurezza dei cittadini.
Oltre 12 milioni di case a rischio: l’abitazione diventa un “hub”
I numeri tracciati da Ferrari delineano un quadro preoccupante, in cui l’aggiornamento degli impianti viene purtroppo ancora percepito dagli utenti come un costo evitabile anziché come un investimento cruciale. «Attualmente, oltre il 75% del patrimonio edilizio italiano risulta inefficiente sotto il profilo energetico e gran parte degli impianti in servizio è obsoleta o del tutto priva di verifiche tecniche periodiche. Ci sono più di 12 milioni di abitazioni le cui condizioni impiantistiche non sono assolutamente adeguate alla crescente e inarrestabile domanda di potenza» ha spiegato Ferrari.
Come sottolinea l’amministratore delegato, l’elettrificazione sta spingendo prepotentemente tecnologie come pompe di calore, piani a induzione, wallbox per ricaricare le automobili e sistemi di accumulo, trasformando di fatto ogni singola casa in un piccolo “hub elettrico”. «Di fronte a questo scenario di forte crescita, senza reti aggiornate e progettate per sostenere i nuovi carichi, si rischia letteralmente il collasso del sistema. Tutto questo – ha avvertito Ferrari – poggia su basi estremamente fragili e su un quadro normativo vigente ritenuto ormai insufficiente per affrontare le attuali sfide imposte dalla decarbonizzazione».
Le proposte della filiera: dal censimento agli incentivi
Per evitare il cortocircuito del Paese, la filiera del materiale elettrico ha deciso di mettere sul tavolo delle istituzioni una serie di proposte concrete e operative, che richiedono in primis un salto di qualità culturale. L’azione considerata più urgente è l’introduzione di un vero e proprio censimento nazionale degli impianti elettrici, affiancato da un nuovo sistema di classificazione delle infrastrutture. Tra le misure caldeggiate spiccano anche norme mirate e obbligatorie per la formazione di progettisti e manutentori, l’obbligo per gli amministratori di condominio di richiedere dichiarazioni di conformità o manutenzioni certificate e un coinvolgimento decisamente più proattivo da parte delle compagnie assicurative. Per stimolare i cittadini e le imprese, si propone inoltre l’introduzione di sistemi di premialità e incentivi dedicati a chi aggiorna e certifica i propri impianti, il tutto sostenuto da una massiccia campagna di comunicazione pubblica sulla sicurezza domestica, ricalcando il modello di quelle storicamente realizzate per la sicurezza stradale o sul lavoro.
L’appello al governo: «Siamo un settore da 200 miliardi»
L’auspicio finale espresso da Paolo Ferrari è che si apra rapidamente «una stagione di dialogo fattivo e proattivo con il legislatore». Secondo il vicepresidente FME «risulta inverosimile che un comparto capace di generare circa 200 miliardi di euro in Italia sia ancora così poco conosciuto e considerato a livello istituzionale, specialmente in una fase storica in cui la competitività dell’intero Paese dipende proprio da queste dinamiche». Diventa quindi impossibile parlare di reale evoluzione digitale e di transizione “green” senza affrontare seriamente l’adeguamento dell’infrastruttura impiantistica. Un traguardo raggiungibile solo facendo sistema tra produttori, distributori, legislatore e utenti finali, verso i quali esiste il dovere di promuovere una maggiore consapevolezza sul valore del proprio impianto.







