Gli architetti sfidano la burocrazia: «Basta leggi vecchie di ottant’anni, i progetti si incagliano»

L’architetto non può e non deve più essere visto attraverso una lente nostalgica, ma deve assumere il ruolo di garante della sostenibilità e attore principale nei processi decisionali del territorio. È con questa visione ambiziosa, illustrata dal presidente Matteo Gambaro, che si è presentato ufficialmente il nuovo corso dell’ordine degli Architetti delle province di Novara e del Verbano Cusio Ossola. Un ente che intende aprirsi alla società civile, alle piazze e alla cultura, ma che è perfettamente consapevole di dover combattere la sua battaglia più dura all’interno degli uffici tecnici, contro una burocrazia asfissiante e normative ferme al secolo scorso.

Il peso dei territori al tavolo regionale

A tracciare la linea operativa e politica su questo fronte così delicato è stato il vicepresidente Mauro Vergerio, che insieme alla collega Nicoletta Ferrario affianca il presidente per garantire la piena rappresentanza delle due “anime” provinciali dell’ordine. Vergerio ha rivendicato con orgoglio il lavoro istituzionale svolto finora, partendo da un presupposto molto pragmatico: «Siamo rappresentanti che devono stare a contatto diretto con i territori, ma tenendo fermo un principio, ovvero che gli ordini piccoli, da soli, contano poco. Noi vorremmo poter fare di più e siamo un motore attivo». Questa spinta ha già portato a un primo risultato politico di rilievo: lavorando a livello di federazione, l’ordine ha infatti chiesto e ottenuto un posto a sedere intorno al tavolo regionale piemontese che sta discutendo l’attesa riforma urbanistica.

I nodi da sciogliere: piani regolatori invasivi e semplificazione

Ed è proprio sul tavolo della Regione Piemonte (impegnata a riformare una legge urbanistica, la 56, che risale al 1977) che gli architetti novaresi e del Vco hanno portato le loro richieste inderogabili. Alla domanda su quali siano i punti indispensabili della riforma, Vergerio non ha usato mezzi termini, chiedendo in primis una totale «chiarificazione delle procedure degli strumenti urbanistici».

Il problema quotidiano per i professionisti e per i cittadini è infatti l’eccesso di normazione locale. Il vicepresidente ha invocato una «maggiore semplificazione per gli strumenti urbanistici di iniziativa privata attuativi dello strumento generale». Molto spesso, ha spiegato Vergerio, i progetti dei privati «si incagliano perché ci sono contrasti con strumenti urbanistici che scendono in dettagli che non dovrebbe considerare». La soluzione proposta dagli architetti è l’istituzione di una rigorosa «gerarchia dei piani», che impedisca agli strumenti generali di bloccare le iniziative di dettaglio. Sulle tempistiche di questa rivoluzione regionale, tuttavia, regna ancora incertezza: la giunta, al momento, non ha fornito scadenze.

Il paradosso nazionale: una legge dell’agosto 1942

Se il quadro regionale è complesso, quello nazionale sfiora il paradosso storico. Vergerio ha ricordato in conferenza stampa come la legge urbanistica nazionale di riferimento risalga addirittura all’agosto del 1942. «Molte regioni hanno fatto meglio del Piemonte nell’aggiornarsi, ma l’assenza di un riferimento normativo al passo coi tempi a livello nazionale pesa enormemente», ha denunciato il vicepresidente.

Questa vacatio legislativa crea un mosaico di regole frammentate che danneggia l’economia e la professione: «Si creano parecchie difficoltà e disparità che non è giusto che ci siano tra i vari territori. In Lombardia ci sono regole diverse rispetto al Piemonte, è normale ma una situazione del genere a volte è esagerata». Riformare questo impianto è un «lavoro complesso perché la normativa è vecchia», ha concluso Vergerio, ma rappresenta un passaggio ineludibile per non paralizzare il mondo delle costruzioni.

Un ordine aperto a 360 gradi

La sfida normativa rappresenta solo uno dei tasselli del rinnovato ordine. Come ricordato in conferenza, le varie anime dell’ente stanno lavorando a pieno regime su tutti i fronti dell’attualità: dalle commissioni Cultura di Novara e Vco (con rassegne, mostre e dialoghi aperti alla cittadinanza), alla commissione Ambiente e Paesaggio impegnata sul verde terapeutico e la resilienza climatica, fino alla formazione continua che spazia dall’intelligenza artificiale applicata al progetto fino all’uso della metodologia Bim. Un impegno corale per dimostrare che i progetti, come ricordato dai vertici dell’ordine, devono uscire dagli studi professionali per diventare patrimonio condiviso di tutta la comunità.

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Immagine di Luca Galuppini

Luca Galuppini

25 anni, laureato con lode in Politics, Philosophy and Public Affairs all'Università degli Studi di Milano, lavora come addetto stampa.