Un appartamento di proprietà comunale in via San Francesco d’Assisi a Novara che diventa un presidio contro la solitudine del conflitto. Non un tribunale, non un’aula di udienza, ma uno spazio di ascolto e mediazione dove vittima e autore di reato possono incontrarsi, se lo vogliono, per provare a ricucire ciò che il reato ha spezzato. È stato inaugurato questa mattina a Novara il Centro di Giustizia Riparativa, approdo istituzionale di un percorso iniziato oltre dieci anni fa.
A presentare il progetto questa mattina è stata l’assessora ai Servizi sociali Teresa Armienti, ripercorrendo una storia che affonda le radici nel 2009, quando l’associazione di volontariato “La Logica del Cuore”, guidata dal parroco di San Rocco don Giuseppe Guaglio, iniziò a promuovere sul territorio momenti di sensibilizzazione sui temi della giustizia riparativa. Un’idea allora pionieristica, che nel marzo 2014 portò alla firma di un primo protocollo per la creazione di un tavolo di concertazione finalizzato alla nascita di un Centro autonomo e all’avvio di percorsi di formazione per mediatori penali.
Tra i sottoscrittori di quel protocollo figuravano la provincia di Novara, gli Uffici di esecuzione penale esterna, l’Ordine degli avvocati e il comune di Novara, che si impegnò a favorire la partecipazione del proprio personale ai corsi di formazione organizzati tra il 2014 e il 2016 e a collaborare alle attività del nascente Centro. In quegli anni presero così forma i percorsi per “mediatori in campo penale e sociale”, tasselli fondamentali per costruire competenze e rete.
Un passaggio decisivo arriva nel febbraio 2019 con la firma del “Protocollo di intesa per la costituzione e l’avvio del Centro di Giustizia Riparativa di Novara”, sottoscritto, tra gli altri, dalla Procura per i minorenni di Torino, dalla Procura ordinaria di Novara, dall’Ufficio interdistrettuale di esecuzione penale esterna di Torino e dalla sede distrettuale di Novara, oltre che dall’Ordine degli avvocati e dall’amministrazione comunale. Nel gennaio 2021 il Comune aderisce poi al protocollo regionale del Piemonte per l’attuazione di interventi di giustizia riparativa e di comunità, che prevede anche azioni di sensibilizzazione nei servizi sociali, nelle scuole e nei servizi sanitari. Non solo mediazione penale, dunque, ma promozione di una cultura della responsabilità e del dialogo.
«Esempi di come vogliamo il futuro – ha commentato il senatore piemontese Roberto Rosso -. Una volta si condannava per punire: la vittima restava sullo sfondo e il colpevole veniva semplicemente sanzionato. Qui invece si lavora per riparare, perché anche la vittima possa sentirsi riconosciuta rispetto a ciò che ha subito e perché chi ha sbagliato possa ritrovare dignità». Rosso ha ricordato come in Piemonte siano due le strutture attive, una delle quali proprio a Novara.
L’assessora regionale Marina Chiarelli ha richiamato il ruolo di Marilinda Mineccia, ex procuratrice capo di Novara, definendola «centrale per questo progetto. La giustizia riparativa – ha sottolineato – non sostituisce la pena, ma è un modo per rieducare, rendendo partecipe la società».

Il sindaco Alessandro Canelli ha ricostruito la genesi del percorso, nato «grazie all’intuizione del parroco di San Rocco e alla partecipazione a un bando», ricordando i primi spazi messi a disposizione nel quartiere. «È stato innanzitutto un tema culturale: far capire che era un percorso che valeva la pena sperimentare. Oggi lo istituiamo ufficialmente, ma era già nato prima». Canelli ha parlato della necessità di reagire «ai nuovi fenomeni di fragilità e conflitto», citando il lavoro della cooperativa Nova nel rafforzare la rete di comunità e i fondi ministeriali e di Fondazione Cariplo intercettati per sostenere progetti sociali. «I risultati della giustizia riparativa si vedranno nel tempo – ha concluso – ma è necessario fare, se vogliamo davvero reagire».
A margine della mattinata è intervenuto anche il consigliere regionale e presidente della commissione Legalità Domenico Rossi: «In un momento storico in cui tendono a prevalere facili semplificazioni e logiche da capri espiatori, la giustizia riparativa è una boccata di ossigeno, prima di tutto culturale. I percorsi di giustizia riparativa mettono al centro la responsabilità e l’ascolto, offrendo strumenti concreti per riparare il danno. È un investimento sul futuro della nostra città, perché una società che ripara e che sa dialogare è una società più sicura e più umana».
Con l’apertura della sede di via San Francesco d’Assisi, la giustizia riparativa a Novara passa così dalla dimensione progettuale a quella strutturata. Un percorso lungo, costruito tra istituzioni, magistratura, avvocatura e volontariato, che ora trova una casa stabile e rilancia una sfida culturale: trasformare il conflitto in occasione di responsabilità condivisa.
(foto Alessandro Visconti)







