Meeting Rimini, anche novaresi tra i “mattoni nuovi”

Tra gli intervenuti alla grande kermesse tra dialogo e speranza, il gesuita padre Francesco Occhetta, il giornalista Andrea Avveduto e il medico Giorgio Bordin. Numerosi i novaresi tra gli 800mila visitatori

Si è concluso mercoledì il 46° Meeting di Rimini, che ha avuto grande visibilità mediatica agli appuntamenti con personaggi delle istituzioni, da Mario Draghi, il primo giorno, a Giorgia Meloni, in quello conclusivo, ma che in realtà si è dimostrato ancora una volta un grande luogo di incontro e di confronto sui temi della pace, del lavoro, della scienza, della religione, dell’educazione, della società. Un grande insieme in cui si sono segnalati interventi di novaresi tra i 550 relatori dei 150 convegni svolti, oltre ad una numerosa presenza tra gli oltre 800mila visitatori.

Il Meeting, quest’anno dal titolo “Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi”, è stato segnato dal filo rosso della pace che ha attraversato i sei giorni di incontri a partire da quello inaugurale con le madri di Israele e Palestina, per far emergere esperienze e prospettive utili ad affrontare i deserti del nostro tempo: la solitudine e la frammentazione sociale, i conflitti e le guerre, la crisi ambientale ed economica.

«Abbiamo potuto offrire spazi di dialogo e di speranza e rendere presenti esperienze di condivisione e di accoglienza, di riconciliazione e di positività nei “deserti” della solitudine e della rassegnazione in un mondo purtroppo sempre più conflittuale» ha affermato in conclusione il presidente del Meeting Bernhard Scholz.

PADRE OCCHETTA E LA FRATERNITA’

In questo cammino si sono inseriti i convegni guidati da relatori novaresi, ad iniziare da quello moderato da padre Francesco Occhetta, gesuita di origini romentinesi e ordinato sacerdote a Novara nel 2006, già scrittore di Civiltà Cattolica ed oggi segretario generale della Fondazione Fratelli Tutti (nata sulla spinta dell’Enciclica di papa Francesco). L’incontro sul tema “La fraternità radice dell’umano. Proposte per il ricucire il Paese” (nella foto accanto al titolo) è stato intessuto dalle testimonianze di giovani tecnici e ricercatori, in particolare dell’associazione Comunità di Connessioni, sorta per iniziativa di Occhetta, che hanno presentato proposte di riforma sociale o di progresso tecnologico e scientifico ispirate alla fraternità, all’amicizia sociale e alla relazione fra le persone.

«La fraternità significa rinascere accanto a un altro» ha detto Occhetta. «Oggi la coscienza umana non riesce più a distinguere il bene dal male, ed è per questo che la fraternità è necessaria come bussola per ricostruire il Paese».

Quindi ha avanzato tre proposte concrete per tradurre la fraternità in azione politica e sociale: una grande stagione di formazione; la creazione di “comunità pensanti” e un rinnovato uso delle parole come strumenti per edificare realtà comuni.

Tra i relatori interessante la riflessione di Luca Santoro, giovane ingegnere meccanico, che ha affermato come «la tecnologia non può essere ridotta a mero profitto, ma deve essere al servizio della persona» indicando l’“open source”, l’innovazione digitale e il principio di sussidiarietà, come pilastri perché ciò si realizzi ed esemplificando con progetti di strumenti (da ventilatori al tempo della pandemia a microscopi a bassissimo costo per le scuole nel mondo) realizzati con una diffusione ampia delle conoscenze e senza profitti.

IL DRAMMA DEI CRISTIANI IN SIRIA

Di grande interesse ma anche di forte impatto emotivo è stato l’incontro su “La presenza della comunità cristiana in Siria e la libertà religiosa” con mons. Hanna Jallouf, vicario apostolico di Aleppo, in Siria e il ministro degli esteri Antonio Tajani, intervistati da Andrea Avveduto, giornalista novarese oggi responsabile comunicazione di Pro Terra Sancta.

Centrale e capace di portare commozione ed un lungo applauso di partecipazione tra il pubblico, è stato il drammatico racconto del vescovo francescano, oggetto di molte minacce di morte, che ha raccontato le sofferenze e le uccisioni dei suoi parrocchiani nel susseguirsi dei conflitti, ma anche della solidarietà ricevuta da musulmani locali e infine di un raggiunto equilibrio sotto il nuovo regime. Ma non ha mancato un appello: aiutare concretamente i siriani cristiani a rimanere nei loro luoghi di origine. L’incontro si è chiuso con un messaggio di fiducia, nonostante le difficoltà. «Il coraggio dell’amore e della carità è la vera forza dei cristiani», ha sottolineato Avveduto. La presenza della comunità cristiana in Siria, pur numericamente ridotta, resta segno di speranza e fattore di pace in un Medio Oriente lacerato.

LA GRATUITA’ NELLA CURA

La malattia e il bisogno di cura non riconducibile alla sola guarigione biologica sono stati oggetto del convegno “Carità e gratuità. Costruire oggi nei luoghi di cura” che ha visto tre testimonianze: il modello di Cottolengo, uno dei santi sociali dell’Ottocento, nel “servizio” ai malati; il mutamento del lavoro dei medici e infermieri dopo la pandemia in ordine all’esperienza della gratuità «come giudizio di speranza»; una storia di dolore trasformata in dono da una donna dopo la morte del marito per Sla, che ha aperto in Romagna un lido attrezzato per consentire il bagno in mare a persone con disabilità gravi o malattie terminali, grazie al concorso di migliaia di volontari.

Giorgio Bordin, medico novarese oggi primario della struttura di Medicina Generale dell’Ospedale di Vimercate nonché presidente dell’associazione Medicina e Persona, ha inizialmente ricordato come «la malattia svela che non siamo autonomi. Dietro la domanda di salute, il malato chiede sempre, anche inconsapevolmente, un compimento più grande della guarigione: chiede salvezza. La tecnologia ha reso la medicina potentissima, ma non ha colmato questo bisogno». In un contesto sanitario segnato da complessità organizzativa, pressioni economiche e logiche burocratiche, parlare di gratuità può sembrare fuori tempo. «Ma la gratuità – ha aggiunto – non è lavorare gratis o farsi sfruttare. È la dimensione del prendersi cura come risposta alla propria gratitudine per un dono ricevuto. È la radice stessa dell’atto medico e infermieristico».

In conclusione ha sintetizzato: «Dal Cottolengo all’esperienza di un medico in ospedale, fino a una donna che ha trasformato il dolore in opera, emerge la stessa dinamica: la gratuità non è accessoria, ma costitutiva. È ciò che permette di costruire anche nel deserto». La carità, lungi dall’essere un sentimento privato, si rivela forza sociale e culturale. «Un solo gesto gratuito può ridestare un’umanità nuova. È così che si costruiscono i “mattoni nuovi” evocati dal titolo del Meeting: non idee astratte, ma persone che condividono il bisogno e si mettono insieme per camminare verso il destino».

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Antonio Maio

Nato a Lecco il 26 febbraio 1957, vive a Novara dal 1966. Giornalista dal 1986 ha svolto la professione quasi esclusivamente ai settimanali della Diocesi di Novara fino a diventarne direttore.

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Meeting Rimini, anche novaresi tra i “mattoni nuovi”

Tra gli intervenuti alla grande kermesse tra dialogo e speranza, il gesuita padre Francesco Occhetta, il giornalista Andrea Avveduto e il medico Giorgio Bordin. Numerosi i novaresi tra gli 800mila visitatori

Si è concluso mercoledì il 46° Meeting di Rimini, che ha avuto grande visibilità mediatica agli appuntamenti con personaggi delle istituzioni, da Mario Draghi, il primo giorno, a Giorgia Meloni, in quello conclusivo, ma che in realtà si è dimostrato ancora una volta un grande luogo di incontro e di confronto sui temi della pace, del lavoro, della scienza, della religione, dell’educazione, della società. Un grande insieme in cui si sono segnalati interventi di novaresi tra i 550 relatori dei 150 convegni svolti, oltre ad una numerosa presenza tra gli oltre 800mila visitatori.

Il Meeting, quest’anno dal titolo “Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi”, è stato segnato dal filo rosso della pace che ha attraversato i sei giorni di incontri a partire da quello inaugurale con le madri di Israele e Palestina, per far emergere esperienze e prospettive utili ad affrontare i deserti del nostro tempo: la solitudine e la frammentazione sociale, i conflitti e le guerre, la crisi ambientale ed economica.

«Abbiamo potuto offrire spazi di dialogo e di speranza e rendere presenti esperienze di condivisione e di accoglienza, di riconciliazione e di positività nei “deserti” della solitudine e della rassegnazione in un mondo purtroppo sempre più conflittuale» ha affermato in conclusione il presidente del Meeting Bernhard Scholz.

PADRE OCCHETTA E LA FRATERNITA’

In questo cammino si sono inseriti i convegni guidati da relatori novaresi, ad iniziare da quello moderato da padre Francesco Occhetta, gesuita di origini romentinesi e ordinato sacerdote a Novara nel 2006, già scrittore di Civiltà Cattolica ed oggi segretario generale della Fondazione Fratelli Tutti (nata sulla spinta dell’Enciclica di papa Francesco). L’incontro sul tema “La fraternità radice dell’umano. Proposte per il ricucire il Paese” (nella foto accanto al titolo) è stato intessuto dalle testimonianze di giovani tecnici e ricercatori, in particolare dell’associazione Comunità di Connessioni, sorta per iniziativa di Occhetta, che hanno presentato proposte di riforma sociale o di progresso tecnologico e scientifico ispirate alla fraternità, all’amicizia sociale e alla relazione fra le persone.

«La fraternità significa rinascere accanto a un altro» ha detto Occhetta. «Oggi la coscienza umana non riesce più a distinguere il bene dal male, ed è per questo che la fraternità è necessaria come bussola per ricostruire il Paese».

Quindi ha avanzato tre proposte concrete per tradurre la fraternità in azione politica e sociale: una grande stagione di formazione; la creazione di “comunità pensanti” e un rinnovato uso delle parole come strumenti per edificare realtà comuni.

Tra i relatori interessante la riflessione di Luca Santoro, giovane ingegnere meccanico, che ha affermato come «la tecnologia non può essere ridotta a mero profitto, ma deve essere al servizio della persona» indicando l’“open source”, l’innovazione digitale e il principio di sussidiarietà, come pilastri perché ciò si realizzi ed esemplificando con progetti di strumenti (da ventilatori al tempo della pandemia a microscopi a bassissimo costo per le scuole nel mondo) realizzati con una diffusione ampia delle conoscenze e senza profitti.

IL DRAMMA DEI CRISTIANI IN SIRIA

Di grande interesse ma anche di forte impatto emotivo è stato l’incontro su “La presenza della comunità cristiana in Siria e la libertà religiosa” con mons. Hanna Jallouf, vicario apostolico di Aleppo, in Siria e il ministro degli esteri Antonio Tajani, intervistati da Andrea Avveduto, giornalista novarese oggi responsabile comunicazione di Pro Terra Sancta.

Centrale e capace di portare commozione ed un lungo applauso di partecipazione tra il pubblico, è stato il drammatico racconto del vescovo francescano, oggetto di molte minacce di morte, che ha raccontato le sofferenze e le uccisioni dei suoi parrocchiani nel susseguirsi dei conflitti, ma anche della solidarietà ricevuta da musulmani locali e infine di un raggiunto equilibrio sotto il nuovo regime. Ma non ha mancato un appello: aiutare concretamente i siriani cristiani a rimanere nei loro luoghi di origine. L’incontro si è chiuso con un messaggio di fiducia, nonostante le difficoltà. «Il coraggio dell’amore e della carità è la vera forza dei cristiani», ha sottolineato Avveduto. La presenza della comunità cristiana in Siria, pur numericamente ridotta, resta segno di speranza e fattore di pace in un Medio Oriente lacerato.

LA GRATUITA’ NELLA CURA

La malattia e il bisogno di cura non riconducibile alla sola guarigione biologica sono stati oggetto del convegno “Carità e gratuità. Costruire oggi nei luoghi di cura” che ha visto tre testimonianze: il modello di Cottolengo, uno dei santi sociali dell’Ottocento, nel “servizio” ai malati; il mutamento del lavoro dei medici e infermieri dopo la pandemia in ordine all’esperienza della gratuità «come giudizio di speranza»; una storia di dolore trasformata in dono da una donna dopo la morte del marito per Sla, che ha aperto in Romagna un lido attrezzato per consentire il bagno in mare a persone con disabilità gravi o malattie terminali, grazie al concorso di migliaia di volontari.

Giorgio Bordin, medico novarese oggi primario della struttura di Medicina Generale dell’Ospedale di Vimercate nonché presidente dell’associazione Medicina e Persona, ha inizialmente ricordato come «la malattia svela che non siamo autonomi. Dietro la domanda di salute, il malato chiede sempre, anche inconsapevolmente, un compimento più grande della guarigione: chiede salvezza. La tecnologia ha reso la medicina potentissima, ma non ha colmato questo bisogno». In un contesto sanitario segnato da complessità organizzativa, pressioni economiche e logiche burocratiche, parlare di gratuità può sembrare fuori tempo. «Ma la gratuità – ha aggiunto – non è lavorare gratis o farsi sfruttare. È la dimensione del prendersi cura come risposta alla propria gratitudine per un dono ricevuto. È la radice stessa dell’atto medico e infermieristico».

In conclusione ha sintetizzato: «Dal Cottolengo all’esperienza di un medico in ospedale, fino a una donna che ha trasformato il dolore in opera, emerge la stessa dinamica: la gratuità non è accessoria, ma costitutiva. È ciò che permette di costruire anche nel deserto». La carità, lungi dall’essere un sentimento privato, si rivela forza sociale e culturale. «Un solo gesto gratuito può ridestare un’umanità nuova. È così che si costruiscono i “mattoni nuovi” evocati dal titolo del Meeting: non idee astratte, ma persone che condividono il bisogno e si mettono insieme per camminare verso il destino».

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Immagine di Antonio Maio

Antonio Maio

Nato a Lecco il 26 febbraio 1957, vive a Novara dal 1966. Giornalista dal 1986 ha svolto la professione quasi esclusivamente ai settimanali della Diocesi di Novara fino a diventarne direttore.