Un fine settimana con le Giornate Fai di primavera

Con le Giornate Fai di primavera, in programma sabato 15 e domenica 16 maggio, promosse nel rispetto delle normative anti Covid, sarà possibile visitare 600 siti in 300 città italiane: sul territorio di Novara sono nove quelli visitabili. Per partecipare è obbligatoria la prenotazione cliccando QUI.

Contrada delle Torri Lunghe: Casa della Porta, Casa Rognoni, Palazzo Medici

L’itinerario si snoda lungo l’antica contrada delle Torri Lunghe, oggi via Amico Canobio, posta a poca distanza dal cuore medievale della città di Novara, piazza delle Erbe, alla scoperta di alcuni dei più significativi esempi di architettura civile di XV e XVI secolo.

Il nome antico della via ricorda il prestigio e l’intensa attività edificatoria che la caratterizzarono a partire dalla seconda metà del Duecento, quando le famiglie dell’aristocrazia consolare diedero il via a interventi di fortificazione delle proprie dimore, erigendo, agli angoli delle facciate, imponenti torri. Di queste sopravvive oggi solo la torre inglobata nel cinquecentesco palazzo Natta, documentata già nel 1268. Nel corso del secondo Quattrocento la via fu oggetto d’importanti interventi di rinnovamento architettonico, che interessarono diversi edifici, quali Casa della Porta e Casa Rognoni. Al secondo Cinquecento risale invece la costruzione di Palazzo Medici, eclettico e raro esempio d’architettura manierista in città, già di proprietà della nobile famiglia Nibbia.

D’origine probabilmente romanica, Casa della Porta venne rinnovata e ampliata da Corrado della Porta. Interamente in laterizio, l’edificio mostra al piano nobile tre eleganti finestre archiacute impreziosite da motivi fittili a torciglione e decori floreali. Casa Rognoni si presenta oggi come un palinsesto architettonico costituito da preesistenze medievali, tra le quali sono ancora intuibili i resti di una torre, forse tardo duecentesca, capitozzata in epoca moderna. Alla metà del Novecento risale la riscoperta e il restauro dell’ampia finestra ogivale in cotto, decorata con un motivo a frange di gusto lombardo, ammirabile in facciata. Dinanzi a questo edificio si erge palazzo Medici, la cui bianca facciata presenta un prospetto a bugnato ed eleganti fregi in stucco di gusto antiquario. Le cinque finestre del piano nobile sono sormontate da busti raffiguranti imperatori.

Casa Bossi

È un capolavoro dell’architettura neoclassica realizzato a Novara, sul Baluardo Quintino Sella, negli anni 1857-61 da Alessandro Antonelli, il più importante architetto italiano del XIX secolo. La specificità di Casa Bossi è quella di essere “monumento assoluto”: il fabbricato, con una superficie complessiva di 6.500 mq e circa 200 stanze, è un esempio straordinario di tecnica costruttiva grazie alla struttura basata su fulcri portanti che sostengono soffitti a volta molto ribassati, inoltre il suo particolare orientamento planimetrico rispetto all’asse viario del baluardo è la testimonianza di una sensibilità progettuale già improntata ad armonizzarsi con le condizioni ambientali e quindi in qualche modo già incline ad una eco-sostenibilità ante litteram. L’apertura è riservata ai soci Fai, ma grazie ai volontari del Comitato d’Amora, domenica 16 sarà possibile partecipare a una visita guidata prenotando sulla pagina Facebook di Casa Bossi. 

Torre del Buccione, Orta San Giulio

sorge all’estremità sud orientale del lago d’Orta; sulla sommità di un colle da cui si può ammirare un panorama straordinario che spazia dal Lago d’Orta con l’Isola di San Giulio, al Monte Rosa e al verde dei boschi circostanti. Il colle, oggi “Riserva Naturale Speciale della Torre di Buccione”, consta di una superficie di circa 30 ettari e si trova ad un’altezza compresa tra i 300 e i 458 metri sul livello del mare. È ricoperto da boschi di castagno ed è uno dei luoghi in cui sono visibili le tracce del Supervulcano recentemente scoperto, che 295 milioni di anni fa si estendeva dalla Valsesia sin a questi luoghi. Il territorio della Torre appartiene al comune di Orta San Giulio. e la gestione dell’Area protetta è affidata alla tutela dell’Ente Parco del Ticino e del lago Maggiore.

La Torre (1175) era un vero e proprio Castello costruito con funzioni di controllo di un’area strategica all’interno di una via di comunicazione che stava diventando in quegli anni molto importante. Costruito su una collina domina il golfo di Buccione, appena sottostante, il luogo naturale di imbarco di tutte le merci che viaggiavano da Novara verso l’Oltralpe. È stata il costante baluardo di difesa della “Comunità della riviera di San Giulio”,feudo del vescovo di Novara fino al 1817, ma con ampi diritti sia dal punto di vista fiscale che dell’autogestione.La nascita di questa realtà territoriale rappresentò un fatto unico nel contesto di un territorio sottomesso al Comune di Novara, dalla pianura ai passi alpini.

La Torre di Buccione è alta 23 metri e fu realizzata con blocchi di granito e serizzo. È la parte perfettamente conservata, insieme al recinto superiore, dell’antico castello la cui campana, per 800 anni, ha chiamato a raccolta gli abitanti del lago in caso di invasioni. Del recinto inferiore e della piazza muragliata, (capace di 600 uomini) restano solo tracce. Alla Torre di Buccione e alla sua campana è legata la leggenda di Maria Canavesa, che, nel ‘500, con un gesto eroico che costò la morte a lei e a suo figlio, permise alle terre della Riviera di far fronte con successo all’assedio di Cesare Maggio, un capitano di Carlo V. I materiali di costruzione non sono di origine locale e testimoniano l’importanza dell’investimento fatto per questo Castello. L’interno della torre è suddiviso in 5 piani, con presenza di latrine e ingresso a 6 mt di altezza al primo piano, a scopo difensivo

Cascina La Mondina, Casalbeltrame

Si colloca all’inizio del paese, è di proprietà della famiglia Guidobono Cavalchini. Il casale, classico esempio di cascina piemontese, si divide in tre grandi spazi. L’area dove in passato vivevano i lavoranti è ben riconoscibile per la presenza della stalla (oggi aula didattica e luogo di presentazione e racconto dei prodotti aziendali, accanto alla bottega), delle porcilaie, del fienile e delle abitazioni. Oltrepassato un cancello, si entra nell’area residenziale, dove il palazzo nobiliare presenta decorazioni neogotiche (oggi restaurate) e gli interni affrescati raccontano l’avvicendarsi delle mode artistiche nei secoli, a partire dal Seicento (la famiglia proprietaria è diretta discendente dei Gautieri). Il terzo cortile è quello dell’azienda agricola, con l’essicatoio, i silos di stoccaggio del riso, il mulino per la produzione delle farine, l’area confezionamento e, al di là di un grande portone, la distesa delle risaie dove si producono riso Carnaroli Classico e riso nero Artemide.

Chiesa di San Michele Sebastiano, Varallo Pombia

Il bene si trova in ambiente rurale ed è strettamente legato alla storia del borgo di Varallo Pombia, essendo stato, con ogni probabilità, in epoca antica Lazzaretto della Pieve. La chiesetta si trova a metà strada tra l’abitato di Varallo Pombia e il Ticino, ai margini della statale 336. L’epiteto Lazzaretto deriva da quanto ricordato nella tradizione orale. La chiesetta fu costruita per voto per allontanare una malattia contagiosa nelle bestie, probabilmente in epoca moderna (XVI – XVII secolo).

La chiesetta è a pianta rettangolare a navata unica e vi si trova un altare sulla cui pala sono raffigurati la Madonna e il Bambino e i Santi Michele e Sebastiano. Nel XIX secolo era quasi abbandonata e nella visita pastorale del 23 giugno 1884 fu emanato un decreto che proibiva la celebrazione della Messa finché non fosse stata convenientemente riparata. Successivamente, l’arciprete Gianoli, il 14 maggio 1893, benediceva l’oratorio celebrando la festa in quel giorno. Nel 1950 l’oratorio, che da tempo giaceva in stato di abbandono, fu ripulito e riordinato da don Giorgio Nobile con il concorso del signor Pistochini Primo.

Baragge di Piano Rosa, Romagnano Sesia

La Riserva Naturale delle Baragge è a tutela degli ultimi lembi di territorio di brughiera, costituiti da altopiani terrazzati con origine fluvio-glaciale nel Pleistocene medio. Un paesaggio, quello delle Baragge, che colpisce immediatamente per la sua semplicità e il suo equilibrio di spazi e forme, per il suo apparire senza confini, esteso all’infinito; un ambiente a tratti sorprendentemente somigliante alla savana africana.

La Riserva è stata fondata nel 1992 con lo scopo di salvaguardare le praterie semi-naturali minacciate dal progressivo abbandono delle attività agricole nell’area. E’ nominata SIC -Sito di Interesse Comunitario- E, dal 2016, ZSC -Zona Speciale di Conservazione- in quanto “contribuisce a mantenere o ripristinare un tipo di habitat naturale in uno stato di conservazione soddisfacente e che può contribuire in modo significativo al mantenimento della diversità biologica nella regione”.

La Baraggia di Piano Rosa è caratterizzata dall’alternanza di piccoli boschi e ampie praterie popolate dal brugo, da qui il nome brughiere, un piccolo cespuglio, di mezzo metro d’altezza, che riesce a dar vita, in particolari momenti dell’anno, a dei panorami mozzafiato. Nei boschi troviamo piante originarie tipiche della pianura padana: la Farnia quercia molto grande e longeva, il gigante buono di questi boschi, la betulla dalla caratteristica corteccia bianca e la robinia che, nel mese di maggio, è caratterizzata da vistosissime infiorescenze bianche dal profumo mielato.

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