Non è il villaggio di Asterix, ma quasi: mentre tutti gli altri sport hanno alzato bandiera bianca di fronte all’emergenza covid, rinunciando a concludere la stagione e all’assegnazione dei titoli, il calcio tiene duro e prende tempo. La governance del pallone sembra aver deciso di intraprendere la linea “oltranzista” di chi vuole giocare a tutti i costi, non importa quando… non importa come. Anche a costo, per l’appunto, di uno “scollamento” dalla base popolare, visto che il sentimento diffuso, al riguardo, non è certo favorevole a questo tipo di politica. Una linea che da un lato è volta a tutelare gli interessi economici molto importanti dei club soprattutto di serie A e dall’altro gli interessi campanilistici di chi ancora spera di ottenere dalla stagione “sospesa” gloria e titoli.

 

 

Più la Lazio (convintissima di poter vincere lo Scudetto, nonostante il lungo stop possa davvero invertire tanti equilibri) inseguitrice che la Juventus capolista in serie A. Più di tutti il Benevento in B e il Monza in C, squadre cui solo la “matematica” e il calendario (nel senso cronologico del termine) negano quella promozione per la categoria superiore che è questione di “quando” assai più che di “se”. Con loro tanti altri, pronti a tutto per tornare in campo. Un fronte più allargato del previsto e che, ad altissimi livelli, trova oggi solo l’opposizione totale e netta di pochi presidenti (tra loro Cairo, Torino, e Cellino, Brescia) mentre la maggioranza mantiene cautamente il silenzio, in attesa di capire come evolvano gli eventi.

La governance, come detto, ha preso posizione: Gravina (Federcalcio) ha stabilito che la stagione dovrà terminare sul campo, anche a costo di allungarla e di “sforare” sulla prossima, che sarà poi “compressa”. Un’analisi razionale del problema evidenzia facilmente come sia di difficilissima attuazione questo tipo di soluzione: considerati gli Europei in programma a giugno 2021, infatti, e che normalmente già settembre-maggio come finestra temporale offre spazi ristrettissimi ai club “stritolati” dal calendario nazionale e internazionale, rimane difficile capire come si potrebbe eventualmente giocare tra ottobre e maggio o addirittura tra novembre e maggio, come paventato. Decisione a cui si sono allineati i riferimenti delle varie leghe, incluso Ghirelli (Lega Pro – campionato di riferimento del Novara, che intanto festeggia la definitiva guarigione dal Covid-19 del presidente Marcello Cianci), che ora lavorano per capire assieme alle autorità sanitarie e politiche quale possa essere la “road map” del ritorno in campo.

Un ritorno in campo da inseguire a ogni costo e spinto, come detto, da ragioni economiche assai più che sportive (certo, verrebbe da chiedersi perché il calcio debba essere considerato in maniera diversa rispetto alle tante PMI costrette allo stop forzato dai DPCM per il contenimento del virus). Tanto che per tutti i campionati giovanili è arrivato, ufficiale, lo stop. Rimangono in sospeso solo i campionati di categoria Primavera, perché organizzati dalle leghe di Serie A e serie B. Per tutti gli altri il “rompete le righe” è arrivato. Per lo sport la ripartenza è fissata per la prossima stagione… per il calcio professionistico (mai come in questo caso, la dicotomia emerge in tutto e per tutto), invece, la speranza non è ancora svanita.

 

 

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