Stefania Sansonna: «Se non avessi giocato a volley avrei fatto l’attrice»

Conclusa definitivamente la stagione della pallavolo, le giocatrici della Igor proseguono una preparazione individuale a distanza mantenendo i contatti attraverso i social. Grazie all’ufficio stampa della società, le “igorine” hanno potuto interagire ancora con gli sportivi. Poche, secche domande fra lo sportivo e non, che hanno visto come prima protagonista una bandiera del PalaIgor come Stefania Sanssona.

Cosa avresti fatto, è stata la prima domanda rivolta al libero pugliese, se non avessi giocato a volley? «Penso… l’attrice. Perché sono innamorata del cinema e guardo un sacco di film». Quanto è stata importante la tua famiglia nel corso della carriera? «E’ stata fondamentale, anche perché non è semplice mantenere per anni un contatto a distanza di tanti chilometri. In realtà questo rapporto si è consolidato con il tempo e che ha visto i miei familiari sempre più accanto».

 

 

Come sarà la pallavolo dopo l’emergenza covid-19? «Sicuramente cambierà qualcosa, anzi molto, soprattutto nelle abitudini quotidiane. Sono certa che nonostante le misure cautelative che avremo nel nostro lavoro e nella vita quotidiana, nella prossima stagione ci sarà un’ulteriore voglia di dimostrare e che le persone saranno migliori».

Sulla non assegnazione del titolo, Sansonna è convinta che quest’anno lo scudetto debba essere cucito sulle divise «di tutti i medici, infermieri e Forze dell’ordine. Tutte le persone che si trovano negli ospedali, i nostri eroi e i nostri angeli, impegnati a salvare tante vite». Oltre a una sempre invidiabile forma fisica, ci si chiede dove Stefania Sansonna possa trovare dopo tanti anni la fame di vittorie e la voglia di crescere e migliorarsi: «Non mi sento arrivata, ma come una che ha appena incominciato. Mi sento una ragazzina. Ho voglia di giocare, amo quello che faccio e indossare la tenuta di gioco penso che sia quasi una missione».

Sa sempre beniamina del pubblico, quanto ritiene sia importante il sostegno dei tifosi al palazzetto o sui social? «Mi piace tantissimo il pubblico, per certi versi è l’ottavo giocatore in campo e si sente tantissimo. Per quanto riguarda i social, non sono molto avvezza a questo tipo di comunicazione: mi piacciono i video emozionali e i messaggi di incoraggiamento, anche se ci sono degli aspetti negativi; in certi casi c’è troppa invadenza. Il fatto di essere un personaggio pubblico comporta dei doveri, ma esiste anche una linea sottile, di rispetto per la donna prima che della giocatrice».

Qual è il ricordo della Champions vinta a Berlino? «Una delle emozioni più grandi della mia vita. Abbiamo dimostrato che nulla è impossibile, che possiamo ottenere ciò che vogliamo, al di là dell’età».

 

 

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Luca Mattioli

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