Non c’è pace per il Novara Calcio

Che si parli di calcio giocato o di “contorno”, il leitmotiv dell’ultimo anno azzurro è tanto semplice quanto “disgraziato”: non c’è pace per il Novara Calcio. Questo a partire dalla trattativa che ha portato alla cessione del club nel momento di massimo “riavvicinamento” tra piazza e squadra, con la rifondazione affidata al duo Zebi (d.s.) – Banchieri (allenatore) che grazie all’entusiasmo di un gruppo giovane e guidato da leader carismatici come Buzzegoli e Gonzalez aveva ricreato il medesimo sentimento anche nella piazza. Dopo la sanguinosa retrocessione del 2018, il rapporto tra la proprietà della famiglia De Salvo (quella, per intenderci, del doppio salto dalla C alla serie A, prima del ritorno nella terza serie) e il tifo, organizzato e non, era arrivato ai minimi storici e quel rapporto incrinato in maniera irrimediabile è stato l’anticamera alla decisione di cedere la maggioranza societaria.

Dopo un anno di interregno e tutt’altro che positivo, segnato dall’approdo rocambolesco ai playoff nonostante un buon potenziale e dall’assenza divenuta triste costanza del patron De Salvo dagli spalti dello stadio, l’estate 2019 ha segnato un nuovo inizio. Per la prima volta dopo anni, ogni tassello si è sistemato al posto giusto: il ridimensionamento del budget è coinciso, infatti, con l’occasione per lanciare diversi prodotti del vivaio e qualche atleta in rampa di lancio per la categoria. Agli ottimi risultati, al di sopra delle aspettative, si è aggiunto come detto il ritrovato entusiasmo della piazza. Entusiasmo che si è ulteriormente amplificato con l’arrivo della nuova proprietà, che ha subito garantito impegno e investimenti con l’obiettivo di raggiungere addirittura la serie A.

 

 

Purtroppo, però, all’insediamento della nuova proprietà ha fatto seguito un periodo di crisi di risultati della squadra oltre all’amplificarsi, nel corso della pandemia (che ha colpito fortemente il club, costringendo al ricovero lo stesso patron Maurizio Rullo, uscitone poi fortunatamente senza conseguenze gravi), di voci e rumors in città prima su presunti problemi nei rapporti con le istituzioni (in effetti, c’è stato l’inatteso “stop” al progetto Cittadella dello sport) fino ad arrivare ad allarmi (rivelatisi per fortuna privi di fondamento) sulla possibilità da parte del club di onorare i propri impegni. I playoff giocati a mille e quasi coincisi con la promozione in B (il cammino si è fermato in semifinale) hanno di fatto rappresentato l’inizio di una parentesi felice proseguita poi in estate con un calciomercato da grande protagonista, sebbene sbloccatosi solo negli ultimi giorni. Questo anche a causa del “tira e molla” con la cordata (o presunta tale?) palesatasi in estate e poi venuta meno senza presentare, a detta del club stesso, una proposta concreta per l’acquisizione. Altra situazione, questa, che ha spaccato l’animo della città tra chi sperava nella cessione e chi, invece, temeva un salto nel buio.

Qui, però, sono terminate le note liete: l’addio di persone legate all’ambiente ha segnato la piazza, mentre si è incrinato il rapporto tra club e allenatore a causa delle dichiarazioni pre-esordio in campionato e questo ha di fatto dato il “la” a una lotta intestina che quando è esplosa ha minato entusiasmo e certezze di un gruppo che nonostante tutto stava viaggiando in posizioni di vertice. Nel mentre, il “caso” (o meglio, il caos) legato alla fideiussione obbligatoria risolto solo in terza istanza e una crisi di risultati lunga ben 102 giorni.

Ora, da ultimo, giusto dopo il ritorno alla vittoria (domenica scorsa a Lucca), il caso di cronaca che ha coinvolto l’ormai ex presidente Cianci e che certamente rappresenta uno dei punti più bassi della storia del club per quanto, è giusto ricordarlo, in alcun modo il Novara Calcio è coinvolto nei fatti di cronaca in oggetto. Il danno in termini di immagine, però, è facilmente intuibile. A questo punto c’è da sperare che il nuovo “caso” non abbia ripercussioni sulla squadra impegnata oggi a lottare per evitare una retrocessione tra i dilettanti che sarebbe tragica dal punto di vista finanziario ancor prima che dal punto di vista sportivo, per un club che pure ha sempre e solo militato tra i professionisti.

Quel che è certo è che i tifosi organizzati, questa volta, si mobiliteranno uniti: domenica alle 12 si ritroveranno fuori dallo stadio (nel pieno rispetto delle normative anti-covid, fanno sapere) per manifestare contro l’attuale proprietà. Al di là delle prese di posizione, una cosa è certa: è il momento delle prese di responsabilità. Se chi attualmente possiede le quote di maggioranza del club non è in grado di garantire una guida serena alla società, sia disponibile ad ascoltare proposte. Proposte che istituzioni e tessuto imprenditoriale dovranno assecondare quando non addirittura coordinare. C’è da salvare un patrimonio della città tutta. Un club che meriterebbe, al di là del profilo prettamente sportivo e al di là di chi dovesse rappresentare la proprietà (attuale o diversa), un altro tipo di guida.

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