«Il nostro Gabriele è un guerriero, è sensibile e altruista. Siamo fortunati con lui»

«Quando ti trovi a vivere queste situazioni cambia la prospettiva di tutta la tua vita, quelli che prima consideravi problemi ora sono sciocchezze e le affronti diversamente. Per questo motivo ogni tanto sorrido e un po’ mi arrabbio al tempo stesso, quando sento parlare problema di essere isolati, di indossare la mascherina, di stare attenti, si dovrebbero conoscere le realtà di altre persone, di Gabriele, ma più in generale di altri bambini. E noi in tutto questo ci sentiamo fortunati». Laura è la mamma di un guerriero di 10 anni, Gabriele: lui, con la sua famiglia, ceranese, dal 29 settembre dello scorso anno sta affrontando una malattia che si chiama leucemia linfoblastica acuta, «all’inizio facevamo anche fatica a ricordarcela». Gabriele ora deve cominciare l’ultimo ciclo di chemioterapia, ha un controllo di midollo da fare, un controllo generale al termine delle cure, è un guerriero per davvero, ha affrontato ricoveri, ciclici prelievi di midollo, ostacoli che si creano durante la cura e che lo hanno costretto a lungo in ospedale. Un guerriero. «Gabriele aveva male a un tallone e così il 29 settembre lo abbiamo portato al pronto soccorso, vedevo che qualcosa non andava e poi il sesto senso di una mamma è davvero forte, – dice Laura – siamo stati fortunati perché era di turno una dottoressa ematologa, Gabriele ha fatto subito diverse analisi e nell’arco di poche ore, le più difficili quando non sai che cosa può avere tuo figlio, abbiamo avuto la diagnosi».

 

 

La malattia di Gabriele lo rende abbastanza “raro”, è una forma poco diffusa, è un po’ più aggressiva delle altre ma è curabile. E non ha avuto bisogno del trapianto: «Ci sono voluti mesi, ma a gennaio la notizia che non sarebbe stato necessario, anche in questo caso siamo stati fortunati» dice Laura.

Gabriele è un bambino sensibile e altruista, e queste sue qualità sono un valore aggiunto per affrontare questa situazione: «Gabriele ha sempre dimostrato una certa sensibilità verso temi più delicati, in famiglia abbiamo avuto casi di oncologia, per cui non è un mondo a lui estraneo. E poi è altruista, molto: siamo seguiti dall’associazione Ugi, l’Unione Genitori Italiani contro il Tumore dei bambini, e ci ha già chiesto di poter venire nei reparti e parlare con gli altri bambini, perché dice che lui può essere un esempio vero visto che sta affrontando tutto e “se posso io possono anche gli altri”, ci dice sempre. Gabriele è così, non si è mai perso d’animo, ha vissuto nei limiti la sua normalità, la malattia non gli ha impedito di giocare, di studiare grazie alle sue insegnanti a Cerano e grazie anche al servizio di insegnanti in ospedale». Volontario sì, ma anche con un obiettivo ben preciso: Gabriele da grande vuole diventare oncoematologo pediatrico.

Ugi, una realtà importante: «Noi come genitori vogliamo diventare volontari appena sarà possibile e aiutare le altre famiglie. E’ una realtà meravigliosa, capace di donarti sorrisi e spensieratezza in situazioni in cui vorresti fare tutto tranne che sorridere, – dice Laura – abbiamo conosciuto l’associazione ancora prima di scoprire la malattia di Gabriele, lui e il papà sono tifosi del Milan e fanno, anzi facciamo parte, del Milan Club Trecate. A Settembre il club ha organizzato a Trecate in oratorio la Partita del cuore e come gruppo abbiamo fatto una donazione proprio a Ugi. Avevamo capito fosse una realtà bellissima, lo abbiamo scoperto davvero in questi mesi, i volontari ci sono sempre, per portarti un banale caffè, che non è per niente banale in realtà, per darti supporto, compagnia, per aiutarti con le case messe a disposizione da loro quando la permanenza in ospedale è lunga. Con loro l’ospedale diventa una famiglia. E lo è diventato anche grazie alla dottoressa Eleonora M. Basso, persona dotata di professionalità e infinita umanità, e grazie a tutta l’equipe di Oncoematologia pediatrica del Maggiore».

La forza però arriva anche da Gabriele: «La dà a noi, tanta. Noi siamo sempre stati abituati a trasmettergli serenità e quando lo vediamo felice di riflesso lo siamo anche noi, in generale. E così sta succedendo adesso. Alcune cure sono toste, ma lui è forte. Abbiamo imparato a non fare previsioni, a vivere alla giornata e ad avere tanta pazienza. Anche in questo caso ci sentiamo di dire che siamo fortunati, è qua con noi e combattiamo insieme».

Gabriele e la sua famiglia hanno conosciuto l’isolamento con qualche mese di anticipo e con il lockdown erano preparati: «Non voglio essere ripetitiva ma è stata un’altra fortunata, abbiamo avuto il tempo di capire come comportarci, di come usare guanti, mascherina, essere isolati dagli altri, – racconta Laura – Abbiamo visto tante persone confuse quando c’è stata la chiusura totale. Noi ne abbiamo risentito in ospedale, maggio è stato il mese più tosto, perché solo un genitore poteva rimanere con Gabriele ed era isolato con lui, per 15 giorni non ho potuto vederlo e poi è stato lo stesso per il papà quando ci siamo dati il cambio, e poi è stato pesante anche per Gabriele perché sono venute meno tutte le attività e le lezioni. Ma è stato forte, ecco perché sorrido e mi arrabbio un po’ quando sento parlare di trauma pe i bambini post lockdown, certo è stato difficile per tutti ma gli altri bambini si sono nel caso annoiati, ce ne sono altri che invece vivono isolati perché obbligati, che non possono scegliere. Ecco perché dico che cambia la prospettiva. Impari a convivere con la nuova realtà».

Laura si fa anche un augurio, per il suo Gabriele, ma per tutti: «A scuola tanti genitori non sanno a chi affidare i figli quando sono malati, li imbottiscono di tachipirina e li mandano, io mi auguro che le famiglie potranno essere rispettose, rispettose di un compagno più debole. Sono certa che i compagni di Gabriele saranno splendidi, ma me lo auguro per tutti i bambini che sono come Gabriele. Impariamo a collaborare, a guardare anche lo spazio degli altri e non solo il proprio orticello. Noi sappiamo che saremo sostenuti dalle altre famiglie e siamo felici».

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