Sabato il congresso provinciale di Azione, con l’attuale coordinatore De Stasio unico candidato

Per il leader locale del partito di Calenda «giovani e sviluppo al centro del nostro programma, con un occhio di riguardo al “Quadrante”. Occorre fare gioco di squadra e finirla con i localismi. Draghi a Palazzo Chigi sino al 2023 e Cartabia al Quirinale»

E’ in programma sabato mattina da remoto il primo congresso provinciale di Azione, il partito che a livello nazionale ha come punto di riferimento Carlo Calenda. A Novara i lavori dovranno eleggere il coordinatore e un direttivo, esprimendo poi i rappresentanti che prenderanno parte all’assise regionale a fine mese e poi a quella nazionale nel prossimo febbraio. A fine marzo, infine, ci saranno i congressini locali.


«Dopo una “reggenza” di due anni – ha spiegato Sergio De Stasio, coordinatore uscente e oggi candidato unico di una mozione unitaria – affrontiamo questo democratico passaggio congressuale partendo dal lavoro svolto sul territorio». Nel Novarese Azione può al momento vantare oltre un centinaio di iscritti che hanno permesso la costituzione di tre circoli: nel capoluogo, a Borgomanero e ad Arona. Il congresso di sabato dovrà eleggere una trentina di componenti del direttivo provinciale. Della lista fanno parte nomi nuovi della politica locale, ma anche qualche volto conosciuto come Marcello Marzo, Giulio Peroni, Gabriele Cerfeda, Michela Poeta e Mattero Guenzi, solo per citarne alcuni.


A tre mesi dal voto amministrativo novarese, dove Azione si presentò da sola candidando proprio De Stasio alla carica di primo cittadino (ottenendo 1.040 voti, pari al 2,57%), il coordinatore uscente e futuro rientrante, rivendica «il coraggio di quella scelta. In questi ultimi mesi abbiamo lavorato in preparazione del congresso consolidando il gruppo dirigente. Abbiamo avvicinato diversi giovani, cosa non scontata; ci siamo rafforzati, nella convinzione che esista uno spazio politico che dovrebbe essere ancora di più costruito. Insomma, ci sono margini per svolgere attività politica seria e pragmatica. Dopo quest’ultima fase di assestamento avremo sicuramente una struttura più delineata, con un’organizzazione più specifica».


Pur avando mancato la conquista di un seggio a Palazzo Cabrino, De Stasio e gli altri “azionisti” seguono con attenzione, da “esterni”, l’attività amministrativa, «con lo stile che da sempre ci siamo imposti, senza alzare i toni, con una critica costruttiva, plaudendo anzi iniziative condivise. Siamo fuori dal Palazzo, ma questo non ci impedisce di poter dire la nostra su diversi temi, come abbiamo fatto per lo Sporting».


I primi obiettivi? «Vorremmo aumentare la capacità comunicativa e radicarci ancora di più sul territorio, avvicinando simpatizzanti e aprendo più circoli. Ma il nostro vero obiettivo è quello di una maggiore attenzione allo sviluppoo economico del “Quadrante”, collaborando come stiamo facendo con i nostri vicini di casa di Verbania, Vercelli e Biella. Occorre fare gioco di squadra e finirla con certi localismi. Puntiamo molto sui giovani e sullo sviluppo di infrastrutture che permettano la nascita di nuove imprese. Piu volte abbiamo detto come sia fondamentale il ruolo dell’Università e su questo vogliano continuare a puntare l’attenzione, senza dimenticare gli effetti della diseguaglianza e delle fasce più deboli».


A livello nazionale, ha continuato, «ci collochiamo all’interno di un’area riformista, che possiamo consolidare insieme ad altre forze, che non siamo tuttavia populiste e sovraniste. La partita del Quirinale? La posizione del partito è quella che vorrebbe la permanenza di Mario Draghi a Palazzo Chigi sino alla scadenza naturale della legislatura, per continuare a gestire l’attuale situazione sanitaria ed economica. Ci sono progetti e finanziamenti importanti, per questo al Governo serve una persona capace e autorevole, per non disperdere questo patrimonio di risorse e far ripartire l’Italia». Dovendo fare infine un nome per il Colle «vediamo molto bene una persona come la ministra Marta Cartabia, donna competente ed autorevole».

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Luca Mattioli

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