Michele Cortartese su Forza Italia: «Un partito in una situazione ristagnante»

Michele Contartese, consigliere provinciale e comunale a Novara, oggi nel Gruppo misto dopo essere stato eletto nelle liste di Forza Italia, aderisce a Fratelli d’Italia. La notizia, che molti addetti ai lavori avevano da tempo captato e che era stata anticipata diversi mesi fa anche da la Voce (leggi qui), sarà ufficializzata domani, sabato 27 giugno, nel corso di un incontro con la stampa nella sede novarese del partito guidato da Giorgia Meloni.

«E’ stata una scelta che maturavo da diverso tempo – spiega l’interessato – dovuta anche al particolare rapporto di stima e di amicizia che mi lega a Gaetano Nastri. Purtroppo, io come altri, non ci riconoscevamo più nella realtà di Forza Italia, un partito che a livello locale si trova ormai da troppo tempo di una situazione ristagnante. Abbiamo provato, il sottoscritto come altri militanti, a dare una disponibilità, a proporre soluzioni, cominciando dalla celebrazione di un congresso tra l’altro prevista dallo statuto, ma abbiamo sempre trovato risposte negative da parte di chi oggi regge il partito».

 

 

Contartese ha ricordato inoltre di essere stato, nel dicembre scorso, uno degli oltre venti firmatari «di una lettera indirizzata ai dirigenti regionali e non solo dove veniva richiesta la fine della fase commissariale e l’elezione di un coordinatore dalla base e nella pienezza delle sue funzioni». A chi si domanda il perché di questa sua “svolta a destra” Contartese così ha risposto: «Sono stato, sono e sempre sarà un moderato. E fortunatamente nella realtà politica novarese non vedo certe derive che tanto sembrano preoccupare qualcuno. A livello personale, poi, manterrò buoni rapporti con i consiglieri Gerri Murante e Pietro Gagliardi (Forza Italia) perché prima siamo amici e poi faremo parte della stessa coalizione».

Quello di Contartese non dovrebbe comunque essere l’unico ingresso in FdI. Resta da capire quanti e chi. Sicuramente molti personaggi del suo entourage, che potrebbero agire come traino in vista delle elezioni amministratuvev del prossimo anno. Molti, ma non tutti. Più di uno che rivendica ancora oggi la propria estrazione politica “saragattiana” (o per dirla localmente, “nicolazziana”), mal digerirebbe l’approdo in un partito in qualche modo erede diretto dell’Msi. E se valeva, al momento della nascita del Pd, la frase pronunciata da qualche anziano postcomunista “Non morirò democristiano”, a maggior ragione assumono particolari rilievi questi dubbi e queste posizioni.

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