Centro sinistra novarese, eppur (qualcosa) si muove

Eppur (qualcosa) si muove. Mutuare, seppure con qualche licenza, la celebre affermazione attribuita a Galileo Galilei per parlare di quello che è oggi il centro sinistra novarese. A poco meno di un anno dall’appuntamento con le elezioni amministrative, qualcosa sembra mettersi in moto in quella eterogenea galassia di forze politiche che attualmente costituiscono l’opposizione al sindaco Alessandro Canelli e alla sua maggioranza. Dal Partito Democratico, al Movimento 5 Stelle (le due uniche formazioni presenti nell’aula di Palazzo Cabrino) fino a tutta quella sinistra dispersa sotto tante sigle che, per dirla con un pizzico di cattiveria, a un’eventuale prova elettorale potrebbe raccogliere ciascuna consensi da prefisso telefonico…

Su una cosa, però, tutti sembrerebbero d’accordo: la competizione elettorale del prossimo anno si presenta ardua e difficile, tutta in salita: in questo momento il primo cittadino in carica gode di un consenso personale altissimo fra i novaresi, con uno share forse addirittura superiore a quello che potrebbero raccogliere gli stessi partiti che lo sostengono. Canelli, infatti, e questo non ha problemi ad ammetterlo anche il più accanito dei suoi avversari, si è speso bene durante l’emergenza sanitaria prima ed economica poi, al netto della sua presenza quasi quotidiana sui social. Ma il messaggio che vorrebbero trasmettere le forze di opposizione è che la pandemia ha finito con il collocare in secondo piano tutto il resto e che l’amministrazione stia da tempo navigando a vista.

 

 

La costruzione di un programma credibile sembra essere già da questo momento il primo obiettivo per un centro sinistra allargato; basti guardare il Movimento 5 Stelle che da diverso tempo a Palazzo Cabrino sta viaggiando in tandem insieme al Pd, convergendo su molte, anche se non tutte, le posizioni. Un dialogo fra queste due forze politiche non dovrebbe apparire un concetto eretico, anche se la cosa potrebbe finire per scontentare qualcuno, a cominciare da Azione, il partito guidato dall’europarlamentare Carlo Calenda, che in più di un’occasione ha fatto capire di non gradire un’alleanza con i grillini, a loro volta alle prese con un delicato passaggio della loro vita organizzativa.

Chi, invece, non opporrebbe veti potrebbe essere Articolo 1, il movimento in qualche modo erede di quell’area riconducibile a Sel e LeU, senza dimenticare Italia Viva di Matteo Renzi, impegnata anche lei a radicarsi sul territorio.

La partita, insomma, è solo agli inizi e molto sarà condizionato dalle scelte adottate in sede regionale o all’ombra della Mole. Non bisogna dimenticare, infatti, che si voterà anche a Torino città dove i pentastellati non nascondono di puntare su un Appendino bis, operazione però non facile da attuare, proprio perché non ci sarebbero le condizioni per un successo solitario come avvenuto nel 2016.

Alleanza, programma e candidato sindaco, dunque. Scelta non facile perché per tanti motivi individuare una figura autorevole, magari slegata dai partiti e in grado di contrastare l’attuale sindaco, a oggi sembra essere un’autentica impresa degna di un kamikaze giapponese.

E poi ci sono anche i metodi. A Novara gli occhi di molti sono rivolti proprio al Pd, a quello che potrebbe essere definito l’azionista di riferimento della coalizione, il soggetto che dovrà sobbarcarsi i compiti di regia, ma che adesso sembra essere travagliato dalle sue solite liturgie, cominciando dall’ormai classico “primarie sì, no, forse, come…”. E infine occorrerà presentare una squadra competente, qualificata, autorevole. Da tempo una delle accuse che la minoranza rivolge a Canelli è quella di essere l’uomo “solo”, circondato dal poco se non dal nulla. Chi vuole prendergli il posto deve essere in grado di costruire un’alternativa valida, cominciando da chi sarà chiamato a occupare il posto di “semplice” consigliere comunale nel tentativo di alzare il livello tecnico delle partite in programma nell’aula di Palazzo Cabrino.

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Luca Mattioli

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