Al Maggiore una palestra per la riabilitazione dei pazienti Covid

Al Maggiore una palestra per la riabilitazione dei pazienti Covid. Non si ferma la catena della solidarietà nei confronti dell’azienda ospedaliero-universitaria di Novara: l’intervento della Fondazione Franca Capurro per Novara ha consentito la realizzazione di una piccola palestra nel padiglione C, al primo piano, dove è stato individuato un reparto di terapia sub-intensiva e media intensità di cui sono responsabili il dott. Luigi Castello e il prof. Pier Paolo Sainaghi.

 

«L’idea di strutturare una palestrina per la riabilitazione precoce era partita dalla Struttura di medicina fisica e riabilitazione dell’Aou, diretta prima dal prof. Carlo Cisari e ora pro-tempore dal dott. Maurilio Massara – spiega il dott. Castello – E così abbiamo cominciato trattando i pazienti affetti da polmonite Covid grave ma che avevano superato il momento più critico: si giovano di una blanda attività fisica per il potenziamento della muscolatura respiratoria. Inoltre, abbiamo notato una importante, positiva, reazione dal punto di vista psicologico».

Occorreva però completare la palestrina di una serie di attrezzature appositamente indicate per i pazienti Covid ed ecco l’intervento della Fondazione Capurro, da sempre attenta alle esigenze dell’Aou: oggi l’inaugurazione ufficiale.

«Siamo orgogliosi – dichiara il presidente, Filippo Arrigoni – di poter partecipare a questa nuova e importante iniziativa, che abbiamo realizzato in collaborazione con il prof. Luigi Castello, il prof. Pier Paolo Sainaghi, il dott. Maurilio Massara e il rettore dell’Upo, Gian Carlo Avanzi. Mi è subito piaciuta questa idea perché è molto innovativa: penso che sia uno dei primi casi in Italia di percorso riabilitativo svolto “al letto” del paziente Covid e che, in quanto tale, potrebbe diventare anche oggetto di studio a livello accademico. Dal punto di vista umano, inoltre, sono convinto che svolgere attività fisica possa consentire ai pazienti di riappropriarsi di parte della propria vita e aprire una prospettiva di speranza per far vedere alle persone ricoverate la fine dell’incubo».

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