Ci sono nel mondo migliaia di conflitti grandi e piccoli dei quali non siamo a conoscenza o, comunque, che non destano in noi un particolare interesse. Scriveva qualcuno che le tragedie ci interessano solo se sono attuali e a casa nostra o vicine ad essa. L’Ucraina non è un paese vicino all’Italia, ma per molti aspetti è un paese molto legato all’Italia che vive un rapporto assai difficile con la confinante Russia. Le radici di questo antico conflitto sono analizzate, raccontate e illustrate con grandissima efficacia e suggestione dalla graphic novel “Quaderni Ucraini” di Igort, edito da Oblomv Edizioni.

Come è facile immaginare, all’origine del peccato originale, c’è sempre l’imperatore del male Stalin e il racconto si dipana attraverso le storie di Diversi personaggi incontrati dall’autore, a cominciare da Andrey, figlio di Misha un ufficiale dell’aviazione sovietica incontrato da Igort nell’estate del 2008, in un luogo da incubo come Dnepropetrovsk, città-arsenale dell’ex impero sovietico che qualcuno chiama a ragione “Rocket City”. E’ facile intuire che aria tiri in questa città, fatte di fabbriche di missili e depositi di armi, soprattutto è relativamente facile sentire le verità nascoste raccontate dai suoi abitanti che, come dice Igort, basta grattare un poco sotto la riservatezza sovietica per sentir scorrere la loro voglia di essere ascoltati.

Così comincia un racconto di orrore tra carestie, povertà e brutalità del potere. Una storia di rassegnata disperazione come quella di Serafima Andreyevna, una storia di povertà contadina, resa con straordinaria suggestione dal segno di Igort fatto di essenziale delicatezza e di straordinaria efficacia analitica. La cronaca successiva è quella dedicata ai Kulaki, così venivano definiti dai sovietici, i possidenti che non si piegarono alla logica del “kolchoz”. A questi contadini Stalin confiscò le terre, provocando così in modo del tutto volontario una terribile carestia che tra il 1932 e il 1933 provocò un’ ecatombe e in quella occasione si registrarono persino episodi di cannibalismo.

Ed è proprio qui che il segno grafico di Igort riesce a dare il senso di una tragedia, un segno torturato, fatto di neri e di grigi di grandissima qualità. Le storie si susseguono in un “nastro narrativo” angosciante, ma di eccelsa poesia, una poesia intessuta di cronaca. La storia di Nikolay Vasielievich è un altro magnifico gioiello narrativo e grafico di questo incantevole volume; si tratta anche qui della storia di un uomo che ha conosciuto la miseria più profonda e crudele. È evidente che sono proprio la povertà, la desolazione e l’implacabilità del potere,i fili che legano i destini dei personaggi incontrati dall’autore nel suo soggiorno ucraino. È così anche per Maria Ivanovna, donne e uomini piegati, ma mai completamente domi, abitanti di una terra dannata e ancor oggi dolente.

Un libro da leggere e da guardare, poiché il segno grafico graffia le coscienze e riesce a frugare nell’animo come pochi altri mezzi sanno fare. È imminente l’uscita del nuovo “Quaderno giapponese”, sempre per i tipi di Oblomov Editore: se già conoscete questo maestro della graphic novel non potete perderlo, se non conoscete Igort, è arrivato il momento di farlo. La graphic novel è letteratura disegnata e come in ogni letteratura vi fioriscono capolavori. I “quaderni” di Igort sono tra questi.

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