Come ordinare una biblioteca

“Come ordinare una biblioteca” (Adelphi), è l’ultima libro di Roberto Calasso. Purtroppo, come qualche volta accade quando l’operazione editoriale prevale su altre questioni, il volumetto, o almeno il suo titolo, è vagamente ingannatorio, poiché delle biblioteche effettivamente si parla, ma nel “pacco regalo” Calasso ci infila anche altri due brevi saggi intitolati rispettivamente “Gli anni delle riviste”, un inedito sulle riviste artistiche e letterarie francesi e tedesche degli anni Venti e Trenta, e “Nascita della recensione”, apparso sul Corriere della Sera nel 2016. Non che regali del genere non siano graditi, sono infatti due brevi saggi di notevole interesse, ma non sono strettamente legati al tema delle biblioteche.

Tuttavia, il primo e il quarto saggio che dànno il titolo al volumetto, non deludono affatto. Avendoli letti con lo stesso spirito con cui ci si appresta a leggere una ricetta miracolosa, già dalle prime righe mi sono sentito sollevato da un peso: il miglior ordine per i libri non può che essere plurale, non esiste un ordine solo, come del resto, immodestamente, ho sempre supposto. L’ordine non può essere che sincronico e diacronico, ma anche geologico (per strati successivi), storico, funzionale, macchinale. Se vogliamo, una sorta di disordine controllato, ma pur sempre un disordine. L’essenziale è per Calasso “comprare molti libri che non si leggono subito. Poi a distanza di un anno, o di due anni, o di cinque, dieci, venti, trenta, quaranta, potrà venire il momento in cui si penserà di aver bisogno proprio di quel libro e magari lo si troverà in uno scaffale poco frequentato della propria biblioteca…” Una biblioteca può contenere anche libri “molesti” ed è gustosissimo leggere come Calasso argomenti, con arguzia ed ironia, la questione dei libri antipatici che inevitabilmente finiscono per essere parte di una biblioteca.

 

 

Per chi, come chi vi scrive, ha bandito dai proprio volumi, ogni sottolineatura, non può che essere che un colpo al cuore, leggere parole come queste: “…Non aggiungere a un libro tracce della lettura è una prova di indifferenza o di muto stupore (…) Ho sempre diffidato di quelli che vogliono conservare i libri intatti senza alcun segno. Sono cattivi lettori….” Però Calasso non sa che io ricopio nei miei quaderni pagine su pagine dei libri letti e questo mi salva dal suicidio.

Se la fascinazione per l’oggetto-libro era quasi scontata, prevedibile era anche il disinteresse di Calasso per il libro di formato elettronico di cui tratta in chiusura di volume. Di grande rilevanza, invece, i consigli per i librai per combattere lo strapotere di Amazon: rendere le librerie confortevoli, luoghi dove sedersi, prima di tutto, dove poter toccare i volumi, sfogliarli, annusarli e magari bere un caffè o un tè, cose che Amazon mai potrà offrire (o almeno si suppone). Insomma, coccolare il lettore di modo che “…Possa trovare facilmente i libri che cercava e scoprire quelli che non sapeva di cercare…”

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Una risposta

  1. Grazie per la recensione, Mario. Al contrario di te, io mi sento invece assolta dal piccolo crimine di “lasciare segni di lettura”,, che sono per me come i segni di passaggio. La mia edizione della Recherche ne è, ad esempio, piena, ma perché non ero c’era che sarei passata di nuovo attraverso tutto il percorso in questa vita……

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